Variante Campus: quando arriva il momento di cambiare

Campus Pesaro 2' di lettura 12/03/2013 - Parliamo di Pesaro. Città che ho conosciuto circa 8 anni fa come ricca, operosa, vivibile, amica ed a misura d’uomo. Oggi lo scenario è molto diverso. Le aziende chiudono, migliaia di cittadini sono disoccupati, si respira un’aria di forte contrasto ed ahimè di sospetto verso chiunque gestisca un potere.

La politica e l’amministrazione pubblica sono al centro del mirino, i cittadini non si fidano più. La variante sul Campus scolastico di via Nanterre, che ha iniziato il suo iter urbanistico, ha messo tutti in fibrillazione. Parte un intervento in un’area strategica e pulsante della città, in un momento di fortissima crisi e paura e nella gente esplode la rabbia per l’ennesima scelta “sulle teste dei cittadini”. Perché tutto questo? Perché non si può più operare come se il territorio sia una proprietà privata degli eletti dal popolo. Perché quel patto di fiducia si è rotto e gli unici che possono riallacciarlo, sono i politici con un grande gesto di umiltà e rispetto verso i loro cittadini aprendo e spiegando le proprie iniziative sulla città.

Io da urbanista, quando ho parlato con le “brave persone” che ho incontrato il giorno della costituzione del comitato “salviamo il campus”, professori, madri, padri, abitanti del quartiere e non folli rivoluzionari, ho detto loro l’unica cosa che ha senso dire “dobbiamo vedere le carte che sono state presentate” per fare qualsiasi valutazione seria. Ma detto questo e ragionando da cittadino sul momento che stiamo vivendo, non posso non dire, che il mondo è cambiato e con esso devono cambiare le modalità di gestione della “cosa pubblica”. Non si può iniziare una procedura come questa, che ha un impatto economico e sociale così forte e strategico per la città, senza cercare il confronto con i cittadini prima di presentare qualsiasi progetto di variante. Men che mai se, come sembra, si prevedono ampie modifiche rispetto alle previsioni di piano.

Questo non solo per un giusto rispetto della democrazia e del cittadino, ma anche per garantirsi una maggiore tranquillità nelle procedure di approvazione urbanistica. La pianificazione partecipata è un concetto che da decenni ha dimostrato la sua validità e viene applicata in tantissime amministrazioni in Italia. Usiamola, perché è uno strumento potentissimo di analisi e conoscenza approfondita del territorio, di confronto e che garantisce la trasparenza, annullando la “sfiducia e paura” del cittadino che combatte, giustamente, ciò che non conosce e non ritiene pertinente per l’evoluzione della vita della città. La pianificazione partecipata, non garantisce l’accordo di tutte le parti, ma garantisce la limpidezza di tutte le operazioni pubbliche e ricostruisce fra cittadini ed amministrazione quel ponte della fiducia elettori –eletti, che si è rotto.


   

da Arch. Tiziana Gallo





Questo è un articolo pubblicato il 12-03-2013 alle 10:33 sul giornale del 13 marzo 2013 - 2458 letture

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