Giovani emigrati: l'esperienza di Alessandro, neolaureato pesarese, pizzaiolo a Londra

La pizzeria dove lavorava Alessandro 4' di lettura 21/02/2013 - Alessandro Masini, un ragazzo neolaureato di Pesaro, ci scrive per parlarci della sua esperienza da lavoratore (pizzaiolo) emigrato a Londra e di quella di alcuni suoi colleghi (italiani, tunisini e kosovari). Parte 1.

Storicamente il vecchio continente ha sempre teso verso est. Dall’impero Romano all’Europa abbiamo sempre tirannicamente cercato di allargare le nostre ali verso oriente. Se si pone a confronto l’espansione del Romano Impero con quelle dell’Europa ci si rende conto che, nonostante i secoli e le consapevolezze acquisite sui diritti umani universali, le cose non sono cambiate poi cosi tanto: gli occhi dell’Europa ammirano ed anelano avidamente il Medio Oriente e l’Africa del Nord, per ragioni che spaziano dalla religione, al petrolio e all’economia. Oggi è palese, per quanto mi riguarda, l’Europa si allarga a macchia d’olio verso oriente solo per poter vantare posizioni strategicamente più significative nei confronti di paesi come l’Iraq, l’Iran, il Pakistan, eccetera. Questa estensione geografica, però, col tempo, ha ripercosso i suoi effetti anche sulla zona euroccidentale, e Londra, essendo ancora uno dei pochi centri che possa vantare un mercato del lavoro dinamico, non ne gode solo dei pregi ma ne subisce anche le conseguenze; o meglio, gli aspetti negativi gli subiscono specialmente i lavoratori immigrati che, di volta in volta, si vedono diminuire lo stipendio ed avvicinarsi sempre più al minimo sindacale. Il perché di questo risiede proprio nel flusso continuo di gente che colpisce Londra.

Ho fatto il pizzaiolo per tre mesi in una delle pizzerie più busy della metropoli ed ora, il “pizza chef” che andrà a sostituirmi prenderà una sterlina in meno rispetto a quante ne prendevo io a causa, appunto, dell’effetto migratorio provocato sia dall’allargamento dell’Unione Europea (verso est) che dalla crisi economica che spinge sempre più italiani, spagnoli e greci verso la capitale britannica. Una volta, fino pochi anni fa, i pizzaioli a Londra prendevano ottimi stipendi. Era difficile scendere sotto le 9 o 10 sterline ma oggi la situazione è drasticamente cambiata: se l’Europa apre le sue porte, a Londra diminuiscono i salari perché vi è un crescente incremento di domanda di lavoro. Immaginate quanta gente piena di euforia e speranza si è spostata consecutivamente al “quinto allargamento dell’Unione Europea” che ha visto nel giro di tre anni accorpare in sé Repubblica Ceca, Cipro, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Bulgaria e Romania. Gran parte di questi popoli – considerate anche la Croazia che entrerà quest’anno – è emigrata verso Londra in cerca di lavoro, fortuna e felicità.. Londra, infatti, ancor oggi rappresenta l’”Isola della Felicità” di molti europei e non solo.

La pizzeria in cui ho lavorato si trova a Goodge Street 46 e fa angolo con Charlotte Street. Si chiama ICCo (Italiano Coffee Co) ed è davvero la pizzeria più busy di Londra. Ogni settimana si producono migliaia di pizze e per soddisfare una mole di lavoro del genere si necessita di uno staff composto da una ventina di persone (numero variabile nel tempo), la cui provenienza, nel caso di ICCo, è la più disparata. C’è chi proviene dalla Polonia, dalla Spagna, dall’Italia, dall’Egitto, dalla Tunisia, dal Kosovo e altre zone dell’attuale Europa dell’est. Ho sentito storie di gente che dal Kosovo è scappata durante la guerra, attraversando i confini a piedi e viaggiando con clandestini e trafficanti, in camion ammassati di gente, compiendo tragitti talvolta errabondi e pieni di paura, lungo la Serbia, l’Ungheria, la Slovacchia, l’Austria, la Germania, il Belgio per giungere, infine, in Inghilterra. Altri, invece, che dal Nord Africa sono scappati a causa di disordini interni al proprio paese e sbarcati clandestinamente in Italia hanno appreso il mestiere da pizzaiolo per poi giungere a Londra, sposarsi, ed avere un lavoro sicuro.

Tutta gente, questa, che ha visto – e che tutt’ora vede – Londra come la propria Isola della Felicità, il proprio punto di arrivo, la propria destinazione geografica finale anche se lontana dagli affetti famigliari in luogo natio. L’Isola della Felicità, per chiunque abbia intenzione di conquistarsela è costata fatica, coraggio, abbandono, ansie, disagio e, nei casi più estremi, il rischio di perdere la vita durante la fuga dal proprio paese. Cose, queste, che per esser affrontate richiedono grande amor proprio, fiducia in sé stessi e nel disegno divino previsto per te. Una volta imbracciate e superate tutte queste cose l’Isola della Felicità è rappresentata dalla tranquillità che un sogno, un desiderio ed una speranza di vita serena possano realizzarsi davvero.

Domani la seconda parte. To be continued.......






Questo è un articolo pubblicato il 21-02-2013 alle 10:39 sul giornale del 22 febbraio 2013 - 3825 letture

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