Bici appendice del corpo umano....il punto di Francesco Taronna

biciclette 5' di lettura 28/08/2012 - A Pesaro si parla tanto di biciclette e comportamenti scorretti. C'è una grande dialettica fra chi è tutto per le bici e chi non le può vedere nemmeno con il binocolo. Ma il tutto parte dalla logica di reprimere i comportamenti anomali , nessuno parla di prevenzione.

Benissimo, si vuol partire dalla repressione ? Bene, allora cominciamo facendo una analisi della viabilità pesarese partendo dall'assioma che in città la bici è il principale mezzo di locomozione. Ne è talmente radicato l'uso che di fatto diventa una appendice del corpo umano. Andate a vedere i gruppi che chiacchierano in piazza del Popolo e vi accorgerete che in quel momento ( dura ore ) si trasforma in sedile senza mai allontanare il deretano dal sellino. Un piede a terra ed uno sul pedale e via a risolvere i problemi del mondo, a commentare i fatti privati e non di quelli che passano e qualcuno anche a fare manovre di sottogoverno . Ho un amico che ormai è arrivato, splendidamente, a 92 anni e guai a togliergli la sua bici ed ogni giorno parte dal porto ed arriva, in controsenso, in piazza per socializzare con i diversamente giovani, farsi la chiacchierata aspettando l'ora del pranzo e il pomeriggio quella della cena. Tanti anziani ed anziane usano la bici a mo' di bastone e ci trasportano anche la spesa, altrimenti avrebbero grosse difficoltà. Io sono nato in montagna sul Gargano e poi mi sono trasferito a Roma, zone dove non c'è la cultura della bici ed appena arrivato a Pesaro sono rimasto affascinato da questo sciamare ( sciamare non sfrecciare !) di bici in tutte le direzioni, lasciate incustodite, senza alcun lucchetto. Mi è sembrato un mondo più libero e a dimensione umana. Provate adesso a lasciare la bici non legata, ne trovate tre ! Va bene, anche se legata ormai cambia poco.

Insomma a Pesaro durante i parti viene fuori il bambino ed un minitriciclo, tanto ne è radicato l'uso e la cultura. Allora dobbiamo agevolarne l'utilizzo, anche per essere ecologicamente corretti. Bene, provate ad andare dal Porto a Piazza del Popolo senza percorrere vie in controsenso. E' una impresa talmente contorta che alla fine o rinunci alla bici o vai a finire in strade ad alta densità di autoveicoli o opti per il controsenso. Provate a percorrere la pista ciclabile di via V. Rossi, a partire dalla nuova gelateria e fino ai giardini pubblici, a tutte le ore si rischia lo schianto ogni venti metri. E in via Cecchi ? E' una gimkana continua con macchine in doppia e tripla fila, a partire dalla rotatoria del Porto e finire in prossimità della chiesa. Zone franche dove vige l'impunità, secondo me per scelta politica e clientelare. La viabilità deve essere concepita in modo tale da agevolare i ciclisti. A voi non fa tenerezza vedere quelle famigliole che, tutti con il caschetto, in bici si recano al mare o a fare la spesa ? A questi dobbiamo agevolare l'esistenza sulle due ruote. La repressione deve colpire i comportamenti a rischio non i controsenso in centro. Deve colpire quelli che sfrecciano in via Branca fra la gente rendendo precaria la sicurezza, quelli che attraversano le strisce pedonali in bici e se ti permetti di protestare ti mandano a quel paese, quelli che al loro paese non hanno mai avuto problemi di viabilità perchè già la bici era un miraggio e qui, avendo conquistato il giocattolo e senza aver acquisito la perfetta padronanza del mezzo, sono convinti che tutto sia consentito, ti devi scansare ed in fretta perchè, vuoi mettere, loro hanno la bici e tu sei un misero pedone ed infine quelli che passano con il rosso.

Collochiamo agenti e vigili urbani in prossimità degli attraversamenti pedonali, delle rotatorie, delle vie ad alta frequenza di pedoni ed educhiamo i ciclisti indisciplinati, nei casi a rischio, anche con opportune sanzioni, ma teniamo presente che a Pesaro la bici è una appendice del corpo umano e ostacolarne l'uso potrebbe essere equiparato, per tanti, all'amputazione degli arti inferiori. Non dimenticherò mai la scena che ho osservato dal palazzo di vetro di piazzale Matteotti anni fa, un vigile urbano, che aveva avuto qualche problema con il comando decise di applicare i regolamenti; si piazzò davanti all'attraversamento pedonale che unisce le due fermate dell'autobus fra la statua di Pasqualon e l'edicola ed iniziò a fermare tutti quelli che attraversavano le strisce in bici e tutti i pedoni fuori dalle strisce e ad ognuno appioppava una multa di 500 lire....quindi stesura della relativa contestazione del reato e riscossione sul posto. Si creò una tale fila ed una tale incavolatura generale che dovette intervenire il comando. Come finì ? Il vigile fu spostato dove gli avevano impedito di andare e da allora tali comportamenti non furono più ritenuti sanzionabili nè a rischio. Ritornando all'inizio di questo intervento, prima di sanzionare controlliamo la segnaletica e iniziamo a mettere nelle strade segnali che autorizzano le bici, non solo divieti generici validi per tutti i mezzi dai TIR ai tricicli. E per concludere : provate ad immaginare a che livello schizzerebbero a Pesaro le polveri sottili se non fosse tanto diffuso l'uso delle bici, quindi un minimo di riconoscenza la dobbiamo almeno ai ciclisti educati e rispettosi. A presto !


   

da Francesco Taronna
 





Questo è un articolo pubblicato il 28-08-2012 alle 00:43 sul giornale del 29 agosto 2012 - 3185 letture

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