Xanitalia....il Punto di Francesco Taronna

Francesco Taronna 3' di lettura 21/08/2012 - Si avvicina la riapertura postferiale delle istituzioni e già partono interventi per garantire agli amici un percorso agevolato per la tutela dei propri interessi. Ho letto domenica articoli ed interviste sulla vicenda Xanitalia che fanno pensare.

Non è che le argomentazioni siano peregrine, ma bisognerebbe sempre partire dal concetto che non viviamo nella repubblica delle banane. Qui si afferma che bisogna , comunque, trovare una soluzione al problema, convengo purchè si parta dal presupposto che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Quindi ciò che è permesso a uno deve essere possibile anche per tutti gli altri.

Vista l'emergenza occupazionale e visti i piani strategici dell'azienda, che venga concessa questa benedetta autorizzazione con il meccanismo di considerare le richieste in itinere fuori dalla nuova normativa regionale sul consumo del territorio. Bene, però alla proprietà abbiamo consentito un arricchimento che ad altri imprenditori e cittadini non è concesso.

Allora perchè non si quantifica il plusvalore determinatosi e si concede al comune, cioè alla collettività, l'equivalente nelle altre aeree di proprietà della Xanitalia? In fondo il titolare ha dichiarato che l'azienda ha bisogno di una sede unica per una esigenza di razionalizzazione della produzione. E con ciò si ripristina un parziale ritorno alla legalità. Parziale, perchè non si individua l'area e si fanno i progetti prima pur sapendo che tale area non è industriale e dando per scontato che con il ricatto occupazionale tutte le istituzioni saranno prone ai propri voleri. A meno che qualcuno non si sia impegnato a cambiare la destinazione d'uso dell'area in colloqui fuori dagli organismi istituzionali. Ed in effetti il proprietario nell'intervista ha detto testualmente che nei colloqui individuali con politici e rappresentanti delle istituzioni tutti si sono dichiarati favorevoli, poi è l'iter burocratico che ha incasinato le cose. L'iter burocratico, oltre alla farraginosità delle procedure, non è altro che il rendere compatibile il procedimento con la legislazione vigente. E' quella buona o quella non buona, però è quella in vigore ed una pubblica amministrazione non può che attenersi ad essa. Chiudiamola questa benedetta vicenda cercando di salvare capra e cavoli e poi per piacere che ci venga risparmiata la sfilza di dichiarazioni di vittoria da parte dei vari tromboni istituzionali che si sono lasciati trattare a pesci in faccia.

Ed ognuno di noi sappia che ha subito un affronto avendo permesso che andasse avanti la legge della giungla, cioè ha vinto il più forte e che le pubbliche amministrazioni, nostre rappresentanti, espressione dei nostri voti, ne escono con la coda fra le gambe. L'unica giustificazione che può rendere meno scottante il calare le brache di noi cittadini è l'aver permesso a centinaia di famiglie pesaresi la tranquillità, il continuare a percepire il salario per sfamare i propri pargoli. E sia chiaro, essendo io una voce isolata, non dico altro anche perchè sono più che convinto che tutta questa manfrina non sia altro che un espediente per consentire l'ulteriore arricchimento di un privato fuori dagli schemi consentiti dalla legge.

E per concludere io non credo proprio a questa storia della delocalizzazione. Questi signori a Pesaro hanno sviluppato la loro azienda, qui hanno trovato l'humus, le maestranze, le professionalità occorrenti e grazie a questa serie di fattori concomitanti qui si sono arricchiti e dovrebbero baciare la terra che calpestano.

Provassero ad andarli a cercare altrove!

A presto.






Questo è un editoriale pubblicato il 21-08-2012 alle 09:05 sul giornale del 22 agosto 2012 - 2574 letture

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