Cinghiali: i problemi del delicato rapporto fra agricoltura e caccia

cinghiale 19/05/2012 - Qualche giorno fa C.I.A., Coldiretti, Confagricoltura e Copagri, esasperate per i danni che i cinghiali causano alle colture, hanno lanciato l’ennesimo allarme alle istituzioni chiedendo una politica di eradicazione del cinghiale e rimborsi più congrui ai danni subiti.

In merito alla questione cinghiale le associazioni ambientaliste della provincia di Pesaro e Urbino fanno le seguenti precisazioni. Questo ungulato deriva dalla introduzione operata dai cacciatori negli anni 70-80, senza autorizzazioni di sorta, senza studi preliminari, senza piani di gestione e controllo. Di fatto il cinghiale è patrimonio "privato" delle squadre di cinghiali, che si sono sempre opposte a qualunque forma di controllo, avendo interessi opposti a quelli degli agricoltori, che tuttavia spesso sono anche cacciatori di cinghiale.

L'alleanza storica tra cacciatori ed agricoltori, che ha visto sempre i coltivatori opporsi ad ogni tentativo di dare regole più ferree alla caccia, oggi mostra chi è la parte debole. L'agricoltura soffre il cinghiale perché il cinghiale è specie politicamente molto remunerativa: coi voti dei cacciatori si fanno carriere politiche. Esistono sistemi di controllo, funzionanti, ma ogni volta il boicottaggio dei cinghialai impedisce di arrivare ad un abbassamento del contingente.

Alle coltivazioni farebbe bene un numero basso, alle squadre di cinghiali interessa avere quanti più cinghiali possibile, che sono anche una forma di reddito fuori da ogni controllo fiscale. L'ibridazione ed il rilascio sono pratiche frequenti, è come allevare animali di proprietà privata (di fatto per le squadre così è considerata questa specie) su terreni di proprietà pubblica o di altri privati: tanto i danni li pagano gli altri, ai cacciatori vanno le carni.Se poi anche grazie a spostamenti fatti non con le proprie zampe, il cinghiale arriva in aree dove non si può cacciare, e produce danni, ecco che il cinghialaio diventa il salvatore degli interessi dell'agricoltore, salvo poi opporsi a qualunque forma di controllo stabile.

Le associazioni ambientaliste avevano iniziato un tavolo di collaborazione con la Coldiretti, per ragionare assieme sul problema e cercare soluzioni per contenere i danni. Perché senza alcuna preclusione ideologica le associazioni sono senz’altro favorevoli ad azioni di contenimento del cinghiale dove la pressione sui coltivi diventa pesante. La Coldiretti si è poi eclissata senza nessuna giustificazione e di questo siamo dispiaciuti. Non vorremmo che la denuncia da parte delle associazioni degli agricoltori di danni reali e pesanti, sia il pretesto per invocare emergenzialmente la possibilità di cacciare in deroga, nelle aree protette.

Anche l'auspicata eradicazione è un'illusione se le squadre o chi per loro allevano cinghiali da rilasciare per un gratuito ingrasso nei terreni di altri. Esistono linee guida dell'Ispra, esistono azioni compiute in altre parti del paese, ma in questa provincia la caccia è campo di ricerca voti, non si può e non si deve disturbare un bacino elettorale ormai consolidato, ed ecco che invece di agire a monte si sceglie di agire a valle del problema, chiedendo più caccia....il risultato? I danni non diminuiranno ma i cinghialai avranno nuove zone di sparo.... Invitiamo quindi il mondo agricolo a liberarsi dall’abbraccio mortale con i cacciatori perché essi non sono la soluzione alla diffusione del cinghiale, ma il reale problema.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-05-2012 alle 01:49 sul giornale del 21 maggio 2012 - 798 letture

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