Pesaresi al tempo degli sfollamenti: la vignetta di Giacomo Cardoni

Pesaresi al tempo degli sfollamenti: la vignetta di Giacomo Cardoni 02/05/2012 - 19 settembre 1943. Pesaro viene individuata come baluardo orientale di quella che sarà la Linea Gotica. La storia prosegue con alcune parole di due pesaresi, che nell'anno 1945, compirono 9 e 12 anni.

Videro la fine della guerra da due angolature diverse, perché uno di città e una di campagna, ma la stessa incredibile scena, mi fu raccontata da entrambi.

“Era quasi la fine della guerra e nessuno sapeva chi stava con chi, e spesso si davano contro solo per sopravvivere. A Pesaro, ce n'erano di tutti i tipi e di tutti i colori: gli Italiani si dividevano tra Comunisti, Partigiani e Fascisti facendo sempre a “cagnara” tra loro; mentre tra schieramenti si riconoscevano i volti e le lingue di Tedeschi, Polacchi, Russi, Inglesi e pure Indiani. Per le strade di Pesaro ne sono passati parecchi prima dell'arrivo degli Americani”.

“Invece, nella casa della mia famiglia, che era grande e ben nascosta, si stabilì per due mesi il commando dell'esercito Tedesco, dirigendo gli avamposti situati a Novilara. Ricordo la mitragliatrice davanti casa, il generale che impartiva ordini con tono molto severo e che quasi tutte le sere, bevevano tanta birra. Nonostante che ci abbiano derubato di persone care e di cose, ci abbiano maltrattato, anche tra di loro vi erano dei buoni. In diverse occasioni sono stata aiutata di nascosto da qualche soldato che apprezzava le tagliatelle di mia madre, uno di quelli che gridava “maccherón maccherón”; e proprio grazie al fatto di avere un generale in casa da servire, avevamo salva la vita cucinando per tutti. Lo abbiamo fatto fino al giorno in cui se ne andarono, portando via ogni cosa; anche i letti e il calderone”.

3 gennaio 1944. Viene affisso sui muri della città, il manifesto in cui si avvisa la popolazione che l’autorità germanica ha disposto lo sgombero della popolazione della fascia costiera per una profondità di 10 km. Nel termine di 48 ore.

Nella notte tra il 24 e il 25 aprile 1944. Inizio dei primi bombardamenti massicci notturni. “Presto ce ne saremmo dovuti andare anche noi da quella casa; arrivavano i rumori delle eliche degli aerei, i sibilii delle bombe alleate, e quella era la casa del generale Tedesco. Scappammo verso i rifugi scavati in una vallata più in basso, ma erano piene e ci poteva entrare solo chi ci aveva lavorato. Allora andammo in una grotta a casa di un amico di famiglia, e mentre passavano i primi aerei sopra le nostre teste, correvo con la mia famiglia per attraversare il borgo di Novilara, in direzione del mare...”.

Entrambi, a questo punto, mi raccontarono della stessa scena. Dopo la prima ondata, chi non era ancora rintanato nei rifugi, si fermò come loro ad ammirare il suggestivo quanto agghiacciante spettacolo. La notte si illumino di rosso. Una pioggia di bengala brillava nella notte di Pesaro. Secondi di stupore prima di rendersi conto che stava arrivando la seconda ondata carica di bombe. Correre al riparo era indispensabile ora, ma non tutti trovarono un posto e molti ritornarono a casa per sedersi al tavolo a “esperar” (parola si lingua spagnola che a parer mio è perfetta per descrivere questo momento, perché significa sia aspettare che sperare).

“Una bomba cadde proprio vicino casa, mentre ero al tavolo con le mie sorelle, mio fratello, mia madre e una coppia di anziani che non riusciva a muoversi perché l'uomo era cieco, una scheggia esplosa dalla bomba entro in casa bucando la parere, e si fermo incandescente tra le gambe di mia sorella; mentre cercava di prenderla con le mani per capire cosa fosse, ricordo si ustionò le dita".

1° settembre 1944. Le truppe alleate passano il fiume Foglia. “io invece, da dove ero stato sfollato, vedevo i carri armati arrivare. Ero un ragazzino. Penso di essere stato uno dei primi ad avvistarli. Venivano dall'interno, dalle colline, e non gli fermava nessuno. In quel periodo anche io cucinavo con mia madre e i miei fratelli per il reggimento Fascista, ritirato a San Pietro in Calibano; un lieve rialzo in provincia di Pesaro che poi verrà ribattezzato con il nome di Villa Fastiggi".

Quei carri armati sarebbero stati l'inizio della fine: “Sono arrivati gli Americani!” ripeté mio nonno. Proprio loro lanciavano cioccolata, condividevano il cibo con i bambini per strada, con i loro cingoli hanno lasciato un solco tra le colline che ora è diventata una strada, che hanno tolto le migliaia di mine piazzate in tutta Pesaro dai Tedeschi per farla brillare, hanno portato la fine della guerra.

Grazie ai raccondi di: Bucchi Maria, Belfiore Enrico
Elaborazione di: Giacomo Cardoni








Questa è una vignetta pubblicata il 02-05-2012 alle 10:26 sul giornale del 03 maggio 2012 - 1560 letture

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