Cgil e Cisl: 'Croce Italia Marche in liquidazione a causa di lavoratori non collaborativi? Un insulto inaccettabile'

Croce Italia Marche  - foto Fiamme Blu 2' di lettura 30/03/2012 - In merito agli articoli apparsi nei giorni scorsi sulla vicenda Croce Italia Marche, i segretari provinciali della Filt Cgil Maurizio Amadori e della Fisascat Cisl Leonardo Piccinno intendono precisare quanto segue:

“Non vogliamo essere annoverati in alcuna polemica di carattere politico che strumentalizzi la già difficilissima situazione dei lavoratori di Croce Italia Marche e coinvolga soggetti istituzionali e tutto il comparto dei trasporti sanitari nella regione In merito a Croce Italia Marche abbiamo più volte detto che se qualcuno avendo diritto di effettuare quei trasporti e' disponibile ad assumere e a garantire la retribuzione e l'applicazione del contratto a tutti i lavoratori troverà sempre il sindacato disponibile in quanto il nostro unico interesse e' la tutela dei posti di lavoro e la retribuzione dei lavoratori. Per Croce Italia Marche, già dallo scorso anno, abbiamo coinvolto a vari livelli sia le Istituzioni che l'azienda stessa per il recupero delle mensilità arretrate ma, la situazione che pareva migliorare, e' andata degenerando, al punto che oggi è gravissima vista la comunicazione della nuova proprietà dell’azienda di mettere la stessa in liquidazione con una motivazione decisamente offensiva e insostenibile per i dipendenti che continuano a lavorare con grande senso di responsabilità e professionalità nonostante la mancata retribuzione da oltre 3 mesi.

L’attuale amministratore unico, Antonio De Meo, ha infatti dichiarato di voler mettere in liquidazione la società anche a causa dell’atteggiamento non collaborativo dei lavoratori. Per noi queste parole suonano come un insulto e un’offesa insostenibili. Attendiamo urgentemente un incontro più volte richiesto sia alle Istituzioni sia all'azienda. Confidiamo nella disponibilità dimostrata dalla Prefettura di Pesaro per la convocazione di un tavolo al quale dovrebbero partecipare tutte le parti, comprese Asur e assessorato regionale alla Sanità. E’ assolutamente necessario ricercare una soluzione non solo per far recuperare le retribuzioni arretrate a tutti i lavoratori (per questo ci spiacciono le dichiarazioni fatte dalla direttrice dell’Area vasta 1, dott.ssa Capalbo, che dovrebbe ben conoscere i termini dell'art. 5 decreto 207/10 ovvero che se il committente non paga, l’onere spetta all’Asur), ma anche soluzioni idonee che prevedano la garanzia di continuità dei posti di lavoro e del servizio, che per effetto di scelte inopportune e già da noi stigmatizzate, fatte dalla nuova proprietà , mettono a totale rischio”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-03-2012 alle 15:45 sul giornale del 31 marzo 2012 - 3702 letture

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Andrea Quintili

Ci sembra una discussione indegna e priva di ogni merito tuttavia per rigor di cronaca credo sia necessario precisare alcune cose.
L'amm. unico e' il sig.Murri Leo e non quello citato nel testo.
Antonio De Meo risula essere il proprietario della Formia Soccorso e non della CIM.
La proprieta' CIM e' all'85% di Enrico De Meo e al 15% di Razza Giiseppe.
Allo stato attuale gli unici responsabili per proprieta' e amm.ne sono i sopra citati.
Gli avvenimenti e il decorso di questa azienda non hanno nulla a che vedere con il comportamento dei dipendenti e per meglio dire degli Autisti Soccorrotori e Infermieri bensi' alla leggiadra assenza di controllo da parte degli organi competenti che nonostante i ripetuti allarmi si sono assentati dal verificarne la gravita'.
Speriamo che tutto cio si risolva nel piu' giusto dei modi al fine di garantire e ripristinare l'ordine delle cose.
Tanto dovevo.
Cordialmente
Il rappresentante Cisl dei dipendenti CIM Rimini
Andrea Quintili

Antonio Carbonaro

13 marzo, 12:02
Buongiorno, è possibile sapere il nome del liquidatore/curatore?

Grazie.