Avis: donazioni in crescita nel 2011. Ma è un equilibrio fragile

Avis provinciale Pesaro-Urbino 2' di lettura 07/03/2012 - Aumentano le donazioni sangue nella provincia di Pesaro-Urbino. Lo dimostrano i dati resi noti dal presidente provinciale Avis Pesaro-Urbino, a margine della presentazione del concorso per i ragazzi delle scuole superiori “In vena di cinema”. Nel 2011 il numero totale delle donazioni sono state 21512 (erano 20.300 nel 2010), con un aumento netto di 1212 unità pari al 6% su base annua.

“Un risultato – ha commentato Ragnetti – che dimostra una crescita complessiva del sistema Avis provinciale, e che rappresenta il naturale approdo delle politiche avviate nel triennio dal mio predecessore, ora vice-presidente, Giovanni Pelonghini”.

Infatti, in ben 28 su 37 sezioni sono cresciute le unità di sangue raccolte, e in 14 questo incremento è stato a doppia cifra. Positivo anche il trend che riguarda il numero degli iscritti all'Avis (in corso di elaborazione) e la media degli accessi di ogni singolo donatore. “In una fase di difficoltà economica e di negatività diffusa – ha osservato Ragnetti – l'Avis sembra raccogliere una solidarietà più convincente. E questo non ci può che riempirci di orgoglio”. Ma si tratta di "un equilibrio fragile”, soprattutto perché più ci si avvicina all'autosufficienza ematica, più con l'invecchiamento della popolazione le necessità sanitarie crescono.

“Non possiamo fermarci, abbiamo migliorato l'efficienza dei Centri Trasfusionali, ma adesso è necessario lavorare di più per reclutare nuovi donatori”. In quest'ottica si inserisce, appunto, il concorso lanciato tra i ragazzi delle scuole superiori della provincia, presentato mercoledì a Pesaro.

Nel 2010 i donatori sono stati 28,5 ogni 1.000 abitanti (26,2 nel 2006) e le unità di sangue raccolte 43,8 (contro 38). Ma si tratta di "un equilibrio fragile”, soprattutto perché in futuro ci saranno sempre meno giovani potenziali donatori. Lo rileva un'indagine Censis commissionata dalla Fidas.

Un quadro caratterizzato da luci ed ombre quello della donazione e raccolta sangue in Italia. A descriverlo è il Censis, in un’indagine commissionata dalla Fidas e presentanta oggi a Roma. Nonostante il fabbisogno nazionale di sangue venga ormai coperto da circa un decennio, infatti, “tuttavia le forti disomogeneità territoriali, sia sotto il profilo della diffusione della donazione che per quello che riguarda l’organizzazione e l’efficienza dei sistemi trasfusionali locali, rendono ancora necessario un massiccio trasferimento di sangue e suoi derivati dalle regioni best practice a quelle che forniscono performance più scadenti”, rileva il Censis.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-03-2012 alle 17:46 sul giornale del 08 marzo 2012 - 1197 letture

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