L’addio della Provincia a Evio Tomasucci

Addio a Tomasucci 2' di lettura 12/01/2012 -

Il sindaco Luca Ceriscioli l’ha definito un testimone di una "generazione irrepetibile e forgiata nel fuoco". E forse è anche per questo se l’autenticità del cordoglio si è tramutata in una continua processione umana che ha trasformato, per una mattina, la sala Bei in una sede della memoria storica della città. Politica, ma anche umana.



Interminabile, dunque, l’elenco di chi ha voluto portare l’ultimo saluto a Evio Tomasucci. Il presidente Matteo Ricci, seppure con la febbre, non è voluto mancare. E ha portato l’omaggio della Provincia. Il gonfalone dell’amministrazione provinciale sullo sfondo, mischiato e unito idealmente alle bandiere e ai tricolori dell’Anpi, con il presidente provinciale Giuseppe Scherpiani accanto ai famigliari del senatore. Poi i compagni di una stagione politica: tra gli altri, Vito Rosaspina ed Emidio Bruni. "Tomasucci lascia una grande eredità di valori, che ognuno di noi ha il dovere di coltivare - ha detto Ceriscioli nel ricordo -. Appartiene a una generazione forgiata nel fuoco, che ha messo in gioco tutto per la libertà durante la Resistenza. Un gruppo dirigente che ha costruito le fondamenta della democrazia. E che ha dato vita ad un’esperienza non ripetibile nella politica".

Ancora il sindaco: "Ha sempre creduto nel partito e nella democrazia. Così come nelle istituzioni. Evio voleva esserci fino all’ultimo. Anche pochi giorni fa, determinato nonostante le sue condizioni di salute, è stato presente nelle celebrazioni per il consiglio provinciale. E’ stato quello, forse, il regalo più bello per lui, perché ha ritrovato tanti amici che l’hanno accompagnato nel suo percorso verso lo sviluppo della comunità e del territorio".Non solo: "Anche all’interno dell’Amanup è stato il protagonista di un’era di innovazione. Senza tralasciare il suo impegno nella cooperativa e il suo amore per la famiglia. Mi piace pensare che ora ritroverà, da qualche parte, Pompilio Fastiggi. E le loro strade si ricongiungeranno".

Marco Marchetti, segretario provinciale Pd, si emoziona: "Non aveva ambizioni personali o di carriera. Ha fatto tutto per la libertà. Ci sentiamo come nani che stanno in piedi sulle spalle dei giganti. Ricordo la sua simpatia: mi ha insegnato che non bisogna prendersi sul serio. E anche a non farsi accecare dal potere fine a se stesso". Per la sua figura un rispetto trasversale, capace di oltrepassare la semplice dimensione politica.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-01-2012 alle 15:25 sul giornale del 13 gennaio 2012 - 934 letture

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