Tassa di soggiorno: il no trasversale in 5 punti

confesercenti 3' di lettura 15/11/2011 -

Si sono riuniti ieri nella Sala Castellani del Collegio Raffaello di Urbino gli operatori turistici del territorio. Lo scopo dell’incontro era principalmente quello di trovare un modo efficace per fare finalmente fronte comune contro la famigerata tassa di soggiorno, un "balzello - come lo ha definito Claudio Albonetti, presidente nazionale Assotel - filologicamente medievale: si richiede al turista il pagamento di un “obolo” per stazionare nottetempo sul territorio".



L’incontro, promosso da Confesercenti della provincia di Pesaro e Urbino insieme ad Asshotel, ha garantito un dialogo tra le parti conclusosi con la conferma di una netta contrarietà da parte di tutti all’introduzione di questa tassa. "Le conseguenze dell’imposta di soggiorno sul territorio - ha spiegato il direttore Confesercenti di Pesaro e Urbino, Roberto Borgiani - saranno pesanti per l’indotto turistico. Non è possibile che si aumentari ancora la pressione fiscale nei confronti della categoria turistica, già ampiamente penalizzata, che dovrebbe, invece, in un periodo di crisi economica, essere considerata un volano per il rilancio. Va anche precisato che i nostri alberghi hanno già siglato i contratti per prossima stagione e l'eventuale introduzione della tassa andrebbe a pesare sulle spalle degli operatori". Il presidente Asshotel nazionale Claudio Albonetti ha, invece, stilato, una volta per tutte, una lista formale delle motivazioni per cui la tassa di soggiorno avrebbe effetti negativi sul territorio.

"Dobbiamo - ha affermato Albonetti - ribadire la netta contrarietà alla tassa di soggiorno. Per prima cosa è una tassa iniqua perchè non si può chiedere ad un turista di pagare lo stato per soggiornare su un territorio diverso da quello nel quale abita; insomma mi pare che a livello logico la tassa di soggiorno possa somigliare ad una tassa sull’aria che respiriamo. In secondo luogo non possiamo proporre una tassa che finisce per disincentivare l’incoming invece di farne una risorsa. C’è poi un problema di applicazione. Gli albergatori che si vedranno costretti a farla pagare, infatti, diverranno dei sostituti d’imposta: come pensa lo stato di ripagarli per il servizio che prestano?

Non meno importante degli altri è il motivo che scaturisce dall’analisi del nostro turismo: uno dei principali motivi per cui la zona adriatica delle Marche ha mantenuto costante la presenza di turisti in questi anni è infatti il tariffario con prezzi costanti. Questo però presuppone una bassissima redditività per le aziende. Infine, c’è un motivo etico per dire ancora e sempre no a questa tassa. L’apparato politico nazionale costa quasi 25 miliardi l’anno: come si può pensare di aggiungere tasse se prima non si razzionalizzano le spese? Che si dimezzino i parlamentari, si tolgano le autoblu, i benefit e i vitalizi e si accorpino i comuni: soltanto dopo si potrà chiedere di tirare ancora la cinghia. Non si può spremere sempre lo stesso limone per permettere a qualcuno di mantenere i propri privilegi".






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-11-2011 alle 18:21 sul giornale del 16 novembre 2011 - 832 letture

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