CNA propone Piano Casa regionale contro la crisi dell'edilizia

CNA 2' di lettura 10/12/2010 -

Artigiani in difesa del Piano Casa.



Le imprese edili associate alla CNA di Pesaro e Urbino si augurano che martedì prossimo la Commissione consiliare regionale competente licenzi la proposta di legge regionale che non comporterà alcun degrado delle città né la distruzione del paesaggio agricolo, ma consentirà semplicemente una ripresa delle attività nel settore delle costruzioni, che sta attraversando una crisi pesantissima.

“Per le nostre piccole imprese edili - sostiene il responsabile di CNA Unione costruzioni, Fausto Baldarelli - è fondamentale che la nuova legge preveda la possibilità di intervenire nelle abitazioni nei centri storici, così come siamo favorevoli alla non applicazione del protocollo Itaca, ritenendo sufficiente il rispetto della legge nazionale 192/2005 per l’efficienza energetica negli edifici. Si tratta di alcune delle richieste di modifica che avevamo avanzato nelle scorse settimane e che la Giunta regionale ha recepito, condividendo la necessità di un forte sostegno all’edilizia”.

La crisi del settore delle costruzioni nel pesarese ha provocato, nel 2010, un crollo del fatturato del 35% rispetto all’anno precedente, con un aumento della cassa integrazione nel primo semestre 2010 del 25,7% rispetto allo stesso periodo del 2009. Secondo l’Osservatorio regionale sui contratti pubblici si è inoltre ridotto il valore dei lavori appaltati nelle opere pubbliche del 16% mentre il Cresme parla di una riduzione dei bandi pubblicati del 12,7%. Se a questo si aggiunge il danno causato dai ritardati pagamenti della Pubblica Amministrazione, con punte superiori ai 12 mesi, emerge un quadro di assoluta gravità, mentre i ribassi per aggiudicarsi i pochi lavori disponibili, arrivano anche al 50%, spianando la strada ad imprese al limite della legalità.

“Per contrastare tutto questo l’approvazione del Piano Casa regionale ” precisa la CNA “è di fondamentale importanza: in gioco c’è il futuro dei 6.000 imprenditori edili che hanno aziende e danno lavoro a quasi 20mila dipendenti, senza contare l’indotto formato da oltre 3mila tra impiantisti, falegnami, fabbri, imprese di materiale edile. Sollecitiamo quindi il Consiglio regionale a licenziare la legge al più presto per rilanciare il settore e l’intera economia marchigiana.”






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-12-2010 alle 15:11 sul giornale del 11 dicembre 2010 - 717 letture

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