Incontro sui consultori pubblici, le criticità del servizio

sanità 7' di lettura 15/10/2010 -

Finalmente l’incontro atteso tra operatrici del settore sanità, operatrici dei consultori laici, sindacaliste, donne femministe per discutere assieme del tema sotto più punti di vista.



Il primo intervento, della psicologa attiva nel consultorio ZT2 Asur di Urbino, Antonella Tinti, ha subito dipinto la situazione dei consultori come problematica. Il territorio della sua Asur, esteso e impervio, vede il consultorio senza assistenza ginecologica. Le pazienti devono quindi rivolgersi sempre all’ospedale per la ginecologia. Il precariato nei consultori (ad esempio per gli psicologi) è purtroppo abituale. Anche i dati sull’attività sono parziali, tranne quelli raccolti dal Tribunale dei minori. Non è possibile quindi capire in che modo funzioni il servizio né dal punto di vista epidemiologico né sociologico.

Sui finanziamenti ai consultori e ospedalizzazione è anche intervenuta Valeria Rossi Berluti, ostetrica ZT3 Fano, nell’ambito di un intervento più ampio, che ha sottolineato come le linee della legge nazionale Progetto obiettivo materno infantile (Pomi), che avrebbero permesso una maggiore integrazione tra i servizi consultoriali ed un rafforzamento di questi, siano state in gran parte disattese. Sottolinea inoltre come a suo avviso proprio la dirigenza ospedaliera e medico universitaria contribuisca all’ignoranza dello strumento-consultorio, come presidio medico e sociale integrato, e tenda a spingere affinché si investa nell’ospedalizzazione tour court.
Questo aspetto è stato sottolineato anche da Simona Ricci, di Cgil Funzione pubblica, che ha evidenziato come, purtroppo, si possa considerare l’aumento delle prestazioni “intra moenia” dei medici come collegato alla carenza di funzionalità e qualità delle prestazioni consultoriali. Anche l’esponenziale crescita del numero di obiettori di coscienza alla IVG (dal 58 all’80% circa in pochi anni) è legato alla gestione del potere della lobby medica. Simona ha anche citato il tentativo di “fare rete” delle donne operatrici iscritte alla Cgil su queste questioni nel 2005 e la pubblicazione “Il ruolo dei consultori familiari nel diritto alla salute: approccio alla persona per la salute sessuale e riproduttiva” relativa al convegno della milanese Cgil del 2004 sul Welfare.

Mancanza di programmazione:
che in provincia mancassero dati scientificamente raccolti sull’attività consultoriale era stato già sottolineato da Femminismi in seguito alla raccolta di dati effettuata. La maggior parte dei dati non è suddivisa per categorie che permettano di effettuare indagine sociologica. Un dato sui cui tutte concordano è il diminuire dell’attività in alcuni servizi, ed il “resistere” invece, in alcune sedi, dell’attività in altre (ad esempio lo screening antitumorale femminile), ed il permanere di attività che volenti o nolenti gli ospedali... restano per legge di pertinenza de consultori: come l’assistenza psicologica ai minori. Ma la mancanza di programmazione nel ruolo di educazione alla salute che il consultorio dovrebbe svolgere è lampante. Rispetto a certi temi, come l’educazione sessuale nelle scuole (la non conoscenza del proprio corpo è segnalata come un problema adolescenziale di rileivo) i “vuoti” dell’attività dei consultori vengono occupati dall’associazionismo cattolico che disinforma su determinati argomenti (contraccezione, aborto, differenza di genere).

Principali carenze segnalate dal punto di vista delle esigenze dell’utenza
Tiziana Antonucci, vicepresidente di Aied Ascoli Piceno, ha svolto un dettagliato intervento segnalando i punti caldi dell’attività del consultorio Aied e le problematiche del rapporto delle utenti e degli utenti con le strutture sanitarie pubbliche, poiché spesso chi si rivolge ad Aied non lo fa solo perché a conoscenza della qualità del servizio (laicità assicurata, umanizzazione, integrazione tra le figure specialistiche) ma perché in fuga dai rifiuti del SSN.
Tiziana ha sottolineato la difficoltà delle donne non italiane ad avvicinare la struttura pubblica in alcuni casi (di qui il dibattito sull’informazione necessaria alle clandestine e non circa il trattamento sanitario temporaneo e l’iscrizione sanitaria garantita dalla Regione, coi relativi problemi per coloro che vengono da paesi che se pur comunitari, ad esempio la Romania, non rimborsano le spese sanitarie all’Italia).
Manca nelle strutture la mediazione culturale, mancano informazioni pubbliche facilmente raggiungibili sui diritti ed i doveri di chi si rivolge ai servizi sanitari pubblici.
Altra carenza sottolineata da Tiziana è l’educazione sessuale e l’attività di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, anche per i maschi, spesso asintomatici e veicolo di contagio.
Un’altro spunto venuto alla luce è la difficoltà, anche per le operatrici dei consultori pubblici, a gestire serenamente il rapporto tra loro ed i pazienti, sommerse da richieste e con problemi di orario.

Ivg.
Un focus è stato fatto anche sulla interruzione volontaria di gravidanza (IVG): spesso i consultori non hanno l’ecografo necessario a verificare la situazione embrionale, e negli ospedali ai quali le donne si rivolgono non sempre i medici rilasciano come loro dovere il certificato o peggio si tratta di medici obiettori interessati a prolungare i tempi per evitare l’Ivg.
Aied ha raccolto i dati sulle Ivg richieste ed ha verificato come in realtà le maggiori richieste di Ivg provengano da donne che hanno una relazione stabile e che lavorano, e che solo di recente si è aggiunto il dato della richiesta da parte di donne disoccupate. Questo a sottolineare come la retorica “le donne senza mezzi abortiscono” non sia realistica.
C’è comunque l’assenza di reali politiche per il sostegno alle lavoratrici e alle future madri (asili, garanzie di occupazione, sostegno delle strutture pubbliche), e le politiche della destra, che attuano un sostegno transitorio e simbolico alle neo madri (i famosi assegni), sono il retaggio di una visione della donna come soggetto passivo.

Ruolo attivo dei consultori.
Tutte hanno concordato nel rilevare come la specializzazione degli incarichi e il mancato lavoro di équipe abbia svalutato il ruolo dei consultori pubblici. Si è rilevato come il ruolo attivo dei consultori nell’educazione sessuale sia assolutamente carente. Francesca ha sottolineato come manchi la preparazione per sostenere il servizio alle persone Lgbt.
Valeria rende noto che il Piano sanitario della regione Marche (fine luglio) ha riproposto nel suo testo solo una decina di righe sulla ricostituzione delle équipes consultoriali (vi sono oltre 70 consultori nelle Marche), e che l’amministrazione ha promesso un atto legislativo apposito come già promesso in passato.
Valeria ha sottolineato come i servizi del consultorio non siano opportunamente pubblicizzati e fatti conoscere. Molte donne, soprattutto le italiane scelgono così sempre più il rapporto privato e, venendo a mancare la domanda, non si crea utenza critica.

Presenza dei Cav all’interno delle strutture:
Di contro si è rilevato come i Centri di aiuto alla vita pretendano di essere presenti all’interno della struttura pubblica pure se, ha fatto notare Valeria Berluti per la situazione a Fano (dove ancora il Cav non ha convenzioni con il Consultorio ma opera da esterno) nessuna operatrice od operatore preclude a questa associazione la possibilità di sostenere madri o future madri in difficoltà, nel rispetto della loro volontà e privacy.
Simona Ricci ha rammentato di essere personalmente intervenuta in una struttura, Novafeltria, per verificare come materiale del Cav fosse affisso ovunque nel reparto di ginecologia e per verificare che nella struttura consultoriale di Pesaro fossero rispettati i parametri imposti dalla convenzione firmata nel gennaio 1995 (da rinnovare ogni anno) tra Asur e Cav (presenza solo nei giorni stabiliti, privacy...).
(Da specificare comunque che in questa convenzione si scrive testualmente che il Cav “assicura la propria collaborazione al Consultorio familiare per attività di carattere generale –incontri, dibattiti, seminari, corsi ecc. – che il Consultorio intenda svolgere nella specifica materia”. Ponendo in questo modo in pregiudizio la laicità del servizio pubblico in quanto estende al di là dell’azione di volontariato specifica la presenza concordata col Cav e non con altre associazioni.

Focus su RU486 e pillola del giorno dopo.
Su questo argomento Tiziana ha diffuso il materiale prodotto da Aied: il libro “Ru486. Non tutte le streghe sono state bruciate” di Carlo Flamigni e Corrado Melega (L’asino d’oro edizioni, Roma 2010) che ne fa la storia tracciando una panoramica ampia sull’ aborto. E, degli stessi autori, “La pillola del giorno dopo. Dal silfio al levonorgestrel”, che oltre a fare la storia dei prodotti in commercio e un po’ di biologia, si conclude con un capitolo rivolto alle più giovani e con indicazioni pratiche sull’uso responsabile del prodotto.

Altro materiale consegnato al gruppo Femminismi, oltre a quello sù citato, è la pubblicazione di Cgil Welfare “Il ruolo dei consultori familiari nel diritto alla salute”, atti del convegno già citato.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-10-2010 alle 19:52 sul giornale del 16 ottobre 2010 - 1208 letture

In questo articolo si parla di sanità, attualità, provincia di pesaro e urbino, Femminismi





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