Omofobia a Pesaro, lo rileva il Gruppo Everyone

3' di lettura 29/07/2010 -

"Le posizioni medievali riguardo ai diritti degli omosessuali e l'affossamento da parte del PD di Pesaro del registro delle unioni civili costuiscono nuovi segnali di una regressione civile delle Istituzioni di Pesaro". Lo dichiara la presidenza del Gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani che ha operato per oltre un anno nella città marchigiana.



"Sette difensori dei diritti umani del nostro Gruppo avevano scelto Pesaro come città in cui vivere e svolgere attività umanitaria. Ben presto, tuttavia, un clima diffuso di intolleranza verso gli stranieri, di ostilità etnica verso la locale comunità Rom e di omofobia ha reso impossibile le loro attività umanitarie e li ha costretti, a causa di gravi azioni repressive da parte delle autorità, ad abbandonare la città per trasferirsi altrove".

Il caso degli attivisti del Gruppo EveryOne perseguitati a Pesaro è oggetto di un'interpellanza ufficiale al Governo italiano da parte dello Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla condizione dei difensori dei diritti umani, Mrs. Margaret Sekkagya, unico caso in Italia, assieme a quello dello scrittore e attivista Roberto Saviano, a essere stato pubblicato nel rapporto annuale sui diritti umani delle Nazioni Unite. "Politici e forza pubblica di Pesaro non sembrano rendersi conto della cultura intollerante che si è diffusa in città e trattano i difensori dei diritti umani alla stregua di un problema di sicurezza.

I co-presidenti del Gruppo EveryOne Malini, Pegoraro e Picciau, che svolgevano a Pesaro la loro attività a tutela delle minoranze su mandato dell'europarlamentare Viktoria Mohacsi e in stretto rapporto con la Commissione europea e le Nazioni Unite, sono stati oggetto di ostilità, di continue convocazioni in Questura, di lunghe indagini preliminari immotivate e sono costretti a difendersi da ben tre procedimenti penali a loro carico solo per aver tentato di dialogare con le Istituzioni, segnalando loro gli innegabili abusi nei confronti di Rom e migranti.

Un caso di persecuzione politico-giudiziaria seguito da FrontLine, la principale organizzazione mondiale che difende gli attivisti perseguitati, che non ha precedenti nell'Unione europea o nel mondo democratico". Riguardo all'atteggiamento istituzionale nei confronti di gay, lesbiche e trans, EveryOne ha notato una forte componente omofobica. "Durante la nostra permanenza a Pesaro, il caso di una 16enne accoltellata dalla madre perché lesbica ha raggiunto le pagine dei giornali, ma la vittima non ha ottenuto particolari manifestazioni di solidarietà da parte delle Istituzioni.

Durante alcune nostre relazioni sull'antirazzismo e la lotta all'omofobia presso centri sociali e circoli umanitari pesaresi, ci siamo accorti di come vi sia scarsa informazione e tanti pregiudizi riguardo al mondo gay. La classe politica si è tenuta lontana da tali eventi e alcuni ragazzi gay ci hanno confessato di essere costretti a nascondere le loro inclinazioni perché il clima che si respira in città non è certo aperto verso l'omosessualità. Abbiamo tenuto una conferenza sugli stessi temi a Urbino, proiettando il nostro film 'Makwan', che è un inno contro l'omofobia, riscuotendo ben altro interesse e notando un atteggiamento decisamente più tollerante, specie riguardo all'importanza delle unioni civili".








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-07-2010 alle 15:30 sul giornale del 30 luglio 2010 - 1480 letture

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