Maxi evasione da 25 milioni di euro, i primi 'sì' dai giudici tributari

agenzia delle entrate 2' di lettura 28/06/2010 -

Sei sentenze favorevoli all’Agenzia delle Entrate per circa 25 milioni di euro, tra imposte Irpef, Iva, Irap e sanzioni.



Questo il risultato delle sei decisioni assunte nei giorni scorsi dai giudici di primo grado della Commissione Tributaria Provinciale di Pesaro-Urbino che ha respinto i ricorsi presentati da un contribuente, nei cui confronti l’ufficio di Pesaro-Urbino aveva emesso avvisi di accertamento per gli anni dal 2001 al 2006. Il soggetto sottoposto al controllo nel corso dell’anno 2000 aveva trasferito la propria residenza anagrafica in uno Stato dell’Unione Europea. Ritenendosi residente all’estero aveva cessato la propria partita Iva e si era limitato a presentare, per gli anni 2001-2006, dichiarazioni dei redditi assoggettando a tassazione esclusivamente redditi di natura fondiaria. Gli 007 del Fisco, attraverso un intenso lavoro di ricostruzione degli interessi economici del soggetto accertato, hanno potuto eccepire, grazie a una serie di elementi, che la persona manteneva in Italia la sede principale dei propri affari e delle proprie relazioni personali.

La proprietà di alcuni appartamenti e garage, la disponibilità di alcune autovetture di grossa cilindrata immatricolate in Italia e di alcune polizze assicurative a copertura di rischi di danneggiamento di beni in Italia, una denuncia alle forze dell’ordine in Italia dello smarrimento di un documento di identità, i collegamenti con diversi investimenti immobiliari, le trattative con alcuni sponsors in Italia, nonché la circostanza di essere incappato in 8 controlli da parte degli organi di polizia, sono tutti elementi che hanno permesso di dimostrare il domicilio fiscale del soggetto nel Bel Paese e posto le condizioni per l’applicazione del principio world wide taxation, cioè la tassazione in Italia di tutti i redditi ovunque prodotti.

Contro gli avvisi di accertamento notificati dall’ufficio pesarese, il soggetto ha proposto ricorso presso la Commissione Tributaria Provinciale di Pesaro-Urbino. Le pretese erariali hanno raccolto la convalida dei giudici tributari che hanno configurato, a carico del soggetto accertato, una residenza fittizia all’estero e, di conseguenza, hanno respinto tutti i ricorsi e condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-06-2010 alle 18:13 sul giornale del 29 giugno 2010 - 848 letture

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