Confesercenti: avvio d'impresa, rilanciare la sfida

Roberto Borgiani 3' di lettura 18/06/2010 -

Intervento di Roberto Borgiani, Direttore Confesercenti di Pesaro e Urbino.



I dati del registro imprese forniti dall’Ente Camerale indicano non solo che dall’inizio dell’anno c’è un saldo generale attivo tra imprese che aprono e imprese che chiudono, ma anche che i settori in crescita sono quelli del commercio, del turismo e dei servizi. Dati importanti, che confermano una nostra previsione, fatta in occasione della nascita, all’interno di Confesercenti, dello sportello Start dedicato alle nuove imprese. Già allora, infatti, si potevano intravedere, nonostante il periodo di crisi, prospettive di sviluppo nel settore del terziario e della piccolissima impresa, ora evidenti anche nei numeri. In questi comparti, infatti, la differenza tra iscrizioni e cessazioni fa registrare un saldo attivo di 130 unità, su un totale di circa 18.300 imprese.

E’ vero che si tratta di un incremento che sfiora l’1% del totale. E’ anche vero, però, che la crescita, pur minima, è comunque significativa, soprattutto considerando il perdurare della crisi, e rivela che, in questi comparti, ci sono ancora possibilità e fiducia. Tale crescita può dipendere da due fattori: da una parte sono molti i lavoratori dipendenti che, rimasti senza lavoro per effetto della congiuntura economica, hanno scelto di mettersi in proprio e di investire in un’attività autonoma. D’altra parte, però, ci sono anche tanti giovani che avendo trovato pochissime possibilità di impiego nel lavoro dipendente, o per spirito d’autonomia, hanno tentato la strada dell’imprenditorialità, anche con progetti interessanti e innovativi, magari sostenuti dalle loro famiglie disposte a metter mano ai risparmi. In base alla nostra esperienza legata al lavoro dello Sportello Start e del centro di formazione Cescot, possiamo dire che entrambe queste realtà hanno certamente influito.

La sfida, allora, qual è? Quella di investire nell’avvio d’impresa soprattutto dei settori commercio, turismo e servizi e tanto più in un territorio come il nostro, particolarmente attivo per il lavoro autonomo. Investire significa prima di tutto cercare di ottenere dallo Stato –attraverso politiche congiunte di Regioni, Enti locali, forze politiche e parti sociali- incentivi fiscali e contributivi per le nuove attività, con massicci abbattimenti forfettari. Significa poi insistere sulla formula del “prestito d’onore”, la concessione di finanziamenti agevolati alle nuove imprese da parte di pubblica amministrazione e sistema creditizio. Significa, inoltre, appoggiare l’azione dei consorzi fidi con una linea di sostegno dedicata alle aziende più giovani e, infine, assicurare agli operatori l’apporto e la fiducia degli istituti di credito. Proprio le banche, che raccolgono risparmi per miliardi e fanno utili milionari, hanno il coraggio di investire nelle giovani imprese senza pretendere quelle mega garanzie che chiedono adesso? Possono queste banche erogare 600 mila euro all’anno per concedere a 300 giovani imprese che potrebbero nascere sul territorio, un finanziamento di 20 mila euro da restituire al raggiungimento dell’utile programmato, in seguito a piani d’impresa condivisi?






Questo è un editoriale pubblicato il 18-06-2010 alle 19:39 sul giornale del 19 giugno 2010 - 867 letture

In questo articolo si parla di attualità, urbino, pesaro, impresa, Confesercenti Pesaro, editoriale, roberto borgiani

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/ke