Manovra finanziaria: Monica Manenti, alcune considerazioni

soldi 2' di lettura 11/06/2010 -

La sobrietà nella gestione delle risorse pubbliche ci appartiene da sempre come amministrazione di centro-sinistra e forza politica, Partito Democratico. La gestione oculata e trasparente delle risorse, nei quartieri e nella città è per noi motivo di orgoglio e di fierezza rispetto a tante altre realtà locali che invece in questi anni hanno sperperato, approfittando del fatto che poi qualcuno avrebbe ripianato e sarebbe arrivato a sistemare le cose.



Negli ultimi dieci anni, ogni bilancio è stato sofferto, ragionato e oggetto di razionalizzazioni continue e non indolori per noi e per i cittadini. Ma ora, ciò che si configura con l’ulteriore manovra finanziaria anticrisi, è davvero troppo. E’ inaccettabile, gravissimo l’atteggiamento del Governo verso chi amministra fra mille difficoltà nei territori e pertanto da denunciare a chiare lettere. Altro che provvedimenti anticrisi, quelli in arrivo aggraveranno ulteriormente la crisi e le famiglie si ritroveranno sole, ancor più deluse e lontane dalle istituzioni. Non possiamo permetterlo e credo sia ora di mobilitarci per questo, insieme ai cittadini.

Queste questioni vanno messe al primo posto della nostra agenda politica in difesa dei diritti primari di cittadinanza, di salvaguardia delle donne e dei giovani, che sono a mio giudizio la parte più debole, quelli che pagano di più oggi e che pagheranno ancor di più domani. Mi sta certamente bene la riduzione delle spese attraverso la riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, l’accorpamento di enti e la soppressione di quelli ritenuti non indispensabili. Ma non il taglio alle risorse sul sociale, i trasferimenti agli enti locali, la prevaricazione e l’accanimento sui Comuni e sulle Province. Voglio ricordare che il debito pubblico italiano è marginalmente imputabile agli enti locali (3%) mentre è proprio a loro che da anni si chiede il maggior sacrificio rispetto ad altri settori della pubblica amministrazione che sono meno dinamici, meno efficienti e meno vicini ai cittadini e ai loro bisogni e che sino ad oggi hanno ancora troppo poco contribuito al risanamento generale, pur generando loro stessi gran parte del debito (il 93% è infatti imputabile alle Amministrazioni centrali, il 4% alle Regioni e solo lo 0,9% alle Province).

Stesso discorso vale sul fronte dei costi della politica dove la “casta” dal livello regionale in su non ha ancora dato il contributo che ci si aspettava in termini di riduzione dei costi. E la manovra finanziaria recentemente approvata dal Consiglio dei Ministri è l’ennesima occasione mancata anche da questo punto di vista. Spero che il Parlamento, in sede di conversione del provvedimento, possa intervenire riportando un po’ di equità nelle scelte e attivandosi per far rispettare la Costituzione, proprio quella che rende difficoltoso il lavoro al nostro premier e che pertanto vorrebbe cambiare.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-06-2010 alle 15:21 sul giornale del 12 giugno 2010 - 1350 letture

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