Palio a Rocca Costanza: Circolo Rosso Verde, 'Una proposta alternativa'

3' di lettura 20/05/2010 - Ci sembra evidente che nessuna persona di buon senso può condividere l'idea del "Palio" a Rocca Costanza come era stata inizialmente presentata alla stampa.

Una decina di Associazioni Animaliste e Ambientaliste ha diffuso un documento - già pubblicato dalla stampa - che espone i motivi della loro contrarietà . Lo stesso Assessore al Turismo è succesivamente intervenuto per chiarire che la proposta, avanzata da privati, sarà attentamente vagliata dal Comune, anche con il coinvolgimento delle Associazioni; a questo propoposito, si è effettivamente tenuto un primo incontro, che, benchè interlocutorio, si può giudicare positivamente. Noi crediamo che, se una manifestazione a Rocca Costanza si deve fare, questa, oltre ad evitare ogni pericolo per gli animali, debba essere il più possibile all'altezza dell'importanza storico-artistica del monumento e debba essere per la Città un'occasione di crescita culturale. Non una carnevalata costruita a tavolino, dunque, ma un evento radicato nella storia della Rocca e della Città.

Certamente molti sono gli spunti che si potrebbero trarre dalla storia della Rocca per una manifestazione di questo tipo. Vorremmo qui illustrare brevemente una delle ipotesi possibili, che ci sembra di particolare rilievo nell'anno in cui ricorre il 150° anniversario del passaggio della Città dallo Stato Pontificio al nascente Regno d'Italia (1860).

L'ultima resistenza dei pontifici del Legato mons. Bellà avvenne appunto a Rocca Costanza, dove si chiusero i "barbachèn" (così i pesaresi chiamavano i soldati papalini), bombardati dall'attuale p.le Matteotti dall' artiglieria del generale Cialdini. I fatti sono rievocati con la consueta verve dal nostro grande Pasqualòn, in una lunga poesia scritta per il 50° anniversario (1910). La poesia racconta fra l'altro il "gran sbombardament", e poi l'uscita dalla Rocca di Mons Bellà con la bandiera bianca

"par tratè sal generèl,/ ch'lera fora d'porta Fèn, / e Cialdini, a m'arcord ben,/ ch'lera lò quell ch'el cmandeva,/ pasegiand el s'la fumeva (....)/ Clò i rispond: "Ma che trattar!,/ Mi coi preti non parlar/ venga sì anch'un caporal/ sul mio onor da general/ son pront mi a capitolar/ ma con ti non ragionar;/ va baloss, torna in fortessa/ voglio farti altra caressa/ con le ball dei miei cannon,/ va, marmotta d'un ciulòn!"(....)"E de dentra i carcered (...) mentre fora s'bombardeva/ tutti in cor questi i canteva: / Tre colori tre colori/ l'italian cantando va (....)". E avanti così, con la liberazione dei carcerati e il loro incontro coi familiari accorsi alla Rocca, l'apertura del ghetto degli Ebrei, e infine alcune amare considerazioni sulla situazione sociale in quel 50° anno dalla liberazione: "Sta tutt ben: la schiavitù/ oramei l'an regna più./ Mo anca sta gran libertà/ a dì propi cum la stà/ s'a la mtem in tel calder/ la fa sempre el brod più chier (.....)". Non sta certo a noi indicare come questa rievocazione possa trasformarsi in uno spettacolo capace di attirare l'interesse di cittadini e turisti. Tuttavia, potremmo ipotizzare che uno dei bravi attori pesaresi in circolazione - alcuni di altissimo livello e di notorietà nazionale - possa essere utilizzato per declamare i gustosi versi di Pasqualòn, con uno sfondo di figuranti nei costumi dell'epoca, a rappresentare i vari protagonisti della vicenda storica: piemontesi, papalini, carcerati, popolani e così via. Lasciando in pace i cavalli ed evitando anche eccessi di rumorosità: il "sbombardament" si può rendere altrettanto bene facendo uscire dai cannoni fiammate e fumo.

   

dal Circolo Rosso&Verde




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-05-2010 alle 17:41 sul giornale del 21 maggio 2010 - 1167 letture

In questo articolo si parla di attualità, rocca costanza, Circolo Rosso&Verde


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