Decimo incontro della serie \'Dodici pezzi facili\'

Ente Olivieri 3' di lettura 17/02/2010 - Il “pezzo” che sarà presentato domenica 21 febbraio alle 17,00 nell’auditorium di palazzo Montani Antaldi (g.c.) è costituito in realtà da un corposo fondo archivistico-documentario costituito dai progetti e dalla produzione realizzata da Massimo Dolcini nel corso della sua attività professionale.

Scomparso prematuramente nel 2005, Massimo Dolcini è stato – con Michele Provinciali – una autorità indiscussa in Italia e sulla scena europea nel campo della grafica, del visual design, della fotografia. Pesarese, classe 1945, era noto tra l’altro per il suo contributo alla “grafica di pubblica utilità”, a quella forma di comunicazione visiva di interesse generale che coniugasse l’incisività del messaggio, la sua icasticità, con la nettezza e pregnanza formale: temi costitutivi della sua “scuola” (è stato docente presso l’Isia di Urbino), del suo stile espressivo in cui l’impegno civile trovava espressione in una antiretorica del tutto particolare. In questi mesi si sta studiando di depositare l’archivio dei manifesti e dei bozzetti di Massimo Dolcini presso l’Oliveriana, contribuendo così a mantenere l’Istituto in sintonia con le correnti più vive della cultura contemporanea: una iniziativa proposta dalla “Associazione Massimo Dolcini”, presieduta da Angela Scatigna, che ha svolto in questi anni un imponente lavoro di raccolta, ordinamento e catalogazione del materiale, a cominciare dai manifesti, e dando vita tra l’altro a un sito web molto ricco di informazioni.

Giovanni Anceschi, ordinario nella facoltà di Design e Arti dell’Istituto universitario di Architettura di Venezia, è lo studioso invitato a parlare di un “Dolcini poliglotta” così come emerge dalla ”quantità, qualità, vastità, tecniche, atmosfere, mood, modalità del senso e del sentimento e soprattutto varietà dei linguaggi grafici”. Anceschi, grande amico di Dolcini, insegna da trent’anni discipline della comunicazione nell’università italiana; la sua biografia comprende una intensa attività che lo ha visto visual designer, tecnico e organizzatore di cultura della comunicazione, artista cinetico e programmato (anni ’60), docente di basic design a Ulm (HFG), a Roma (Isia), a Bologna (Dams) e al Politecnico di Milano. Molti i libri, le cure di volumi, i saggi e gli articoli (oltre trecento), le pubblicazioni elettroniche, etc.

Faranno gli onori di casa due “congregati” (ovvero componenti del Consiglio di amministrazione) della Fondazione Oliveriana: Emanuela Scavolini, che nel duplice ruolo di presidente della Fondazione Scavolini e vice presidente della Scavolini (qui è responsabile anche delle risorse umane e della comunicazione) ha avuto modo di lavorare a fianco di Dolcini; e Ercole Romagna, docente di lettere, studioso di estetica e di storia contemporanea, osservatore consapevole delle sue realizzazioni “politiche” e civili.

Roberto Vecchiarelli, docente presso l’accademia di Belle Arti di Urbino, collabora ancora una volta alle illustrazioni fotografiche e filmografiche. Il ciclo, curato da Marcello Di Bella, è organizzato dalla Biblioteca e dai Museo Oliveriani in collaborazione con la Provincia di Pesaro e Urbino, il Comune di Pesaro e la Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e con il contributo di Aspes spa, Banca Marche e Eco Fox srl..





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-02-2010 alle 22:54 sul giornale del 18 febbraio 2010 - 908 letture

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