\'Le Marche, una porta a Est del Centro Italia\'

matteo ricci 4' di lettura 09/09/2009 - Il presidente della Provincia Matteo Ricci ha aperto una riflessione sulla “questione Centro Italia”. La sua preoccupazione è evidente e motivata: il Governo nazionale di centrodestra, stretto com’è dalla pressione della Lega nord e da Lombardo, finisce per porre in secondo piano le problematiche che interessano il Centro Italia.

Un fatto che da un lato evidenzia la progressiva perdita da parte del Governo di una visione autenticamente nazionale e dall’altro scarica problemi aggiuntivi su una realtà, il Centro Italia, già messa a dura prova dagli effetti profondi della crisi finanziaria, produttiva e sociale che sta colpendo il Paese. È una preoccupazione legittima e fondata.


Leggendo l’intervento di Ricci mi è venuto in mente un precedente storico. Proprio un secolo fa un altro pesarese, Ugo Tombesi, rifletteva in modo originale e approfondito sulla questione marchigiana (Ugo Tombesi, “La questione marchigiana”, Microcosmi - Provincia di Pesaro e Urbino, 2000) che, nel suo pensare, unitamente all’onorevole Celli allargava alle regioni del Centro Italia, segnatamente a Umbria e Lazio.


La situazione, allora, aveva caratteri ben diversi. Però mi incuriosisce il fatto che le riflessioni di Tombesi e Celli muovevano da due fatti che chiamavano in causa il Governo di allora che essi ritenevano “sdraiato” sul Nord, avviato ormai a una impetuosa modernizzazione industriale, e dall’altro lato (forzatamente) attento a predisporre misure speciali per la Sicilia e il Sud.


Tombesi, dati alla mano, dimostrava la gravità della situazione marchigiana in termini di miseria, emigrazione, deficit di infrastrutture, mortalità infantile. L’onorevole Celli portò la cosa in Parlamento e nel marzo del 1906 si tenne a Foligno un importante comizio che licenziò un documento unitario sulle emergenze del Centro Italia. La loro conclusione era ovvia: ciò che si pensa di fare per il Sud a maggior ragione va fatto per le Marche e il Centro Italia.


Da allora le cose sono fortunatamente molto cambiate ed è certo un bene che la nostra regione, a eccezione di parte della provincia di Ascoli Piceno, non sia finita nell’orbita di quelle misure speciali che poi passarono sotto il nome di “Cassa per il Mezzogiorno”. Però attenzione a non sottovalutare le motivazioni di fondo e alcune analogie con quell’episodio: la crisi profonda, la necessità di non rimanere in ombra e di non affrontare da soli le giuste azioni per uscirne.


Siamo una regione autarchica. Anzi, proprio per questa autarchia diffusa, spesso non siamo nemmeno una regione. Quindi per stare nel solco delle cose scritte dal presidente Ricci, il primo monito deve essere: mai da soli. In questo senso la scelta strategica di un’azione comune del Centro Italia è giusta. Non si tratta di dare ragione al professor Miglio… ma non c’è dubbio che la politica deve rapidamente cominciare a ragionare in termini di macro aree regionali.


La padania non esiste ma l’ambito strategico Milano-Torino-Genova sì; la fascia pedemontana fra Lombardia e Veneto è una realtà, come lo è il Nord Est o la fascia urbana continua dell’Adriatico. A questo proposito è giusto chiedersi se esiste un’area centrale dell’Italia. Credo che a questa domanda si possa rispondere “sì” anche se sarebbe lungo motivare il perché.


Ci sono indubbiamente caratteri storici, culturali e sociali molto simili e c’è anche un modello di sviluppo a cavallo fra agricoltura e distretti produttivi altrettanto simile. C’è un ritardo infrastrutturale comune e il bisogno di affrontarlo con una visone sinergica. Insomma non è solo questione di assonanza politica nella guida dei governi locali e regionali. C’è di più, molto di più.


Infine, almeno per ora, stante che questa discussione mi auguro si sviluppi, c’è un altro imperativo da tenere conto: lo sguardo rivolto al Mondo e in particolare a Est. In questo senso va da sé che è interesse delle altre regioni del Centro Italia guardare con maggiore attenzione alle Marche. Ora c’è la crisi.


Quando tireremo la rete vedremo che i connotati di alcuni decenni di sviluppo saranno sostanzialmente cambiati e allora ci accorgeremo ancora di più del valore di tutte quelle scelte che proietteranno le Marche e il resto del Centro Italia verso i Balcani e verso il Medio Oriente. In questo senso, rispetto a un secolo fa, il ruolo delle Marche è davvero cambiato.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-09-2009 alle 16:11 sul giornale del 09 settembre 2009 - 988 letture

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