Confcommercio: \'Il fermo pesca fatto così non serve a nessuno\'

confcommercio 1' di lettura 05/09/2009 - “Ancora una volta abbiamo assistito ad un fermo pesca che, per come realizzato, oltre a non raggiungere lo scopo di agevolare la riproduzione ed il ripopolamento del mare, mette solo in crisi i comparti direttamente interessati dando quindi l’impressione che il provvedimento sia solamente una operazione di facciata per salvaguardare altri interessi.”

È questo l’incipit della lettera che l’Associazione Ristoratori-Confcommercio ha inoltrato al Ministro Zaia affinché venga rivisto il provvedimento di fermo pesca così come sinora stabilito.


“Le modalità con cui è articolato il fermo pesca accontentano solo in parte i pescatori, ma quel che è peggio è che a farne le spese sono solo ristoratori, pescherie e consumatori. Se il fermo fosse stato attivato per fasce, all’interno di singoli compartimenti in modo tale da consentire una rotazione delle imbarcazioni, come da sempre chiediamo, sarebbe stato più facile mitigare la psicosi che si ingenera in alcuni consumatori e cioè che durante il fermo si trova solo pesce congelato, con la consequenziale penalizzazione dell\'offerta gastronomica che è anche una forza del turismo. Da sempre sosteniamo – continua nella sua nota l’Associazione Ristoratori – che sarebbe più opportuna un\'interruzione differenziata per specie, per tecnica di pesca, per area geografica, distribuita su periodi di tempo diversi e magari più lunghi per soddisfare quindi la necessità di riproduzione delle varie specie ittiche e assicurare agli utilizzare comunque un assortimento del pescato locale. Alla luce di tutto questo – conclude l’Associazione Ristoratori - riteniamo opportuno sia giunto il momento di riconsiderare i metodi di applicazione del fermo biologico sinora applicati”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-09-2009 alle 14:35 sul giornale del 05 settembre 2009 - 1051 letture

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