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Il mondo in cui siamo ormai lo conosciamo. E se non lo conosciamo, dovremmo farlo, perché ogni luogo, compresa la nostra città, è ormai contagiato dalla frenesia, da una strisciante ostilità di fondo, da un bisogno di “socialità” che sembra poter passare solo attraverso uno schermo. Quando invece la vita non è solo “social”, ma innanzitutto “reale”.