Protocollo anti Covid, un optional per molte aziende

azienda industria fabbrica 3' di lettura 08/10/2020 - “Mentre la curva dei contagi da Covid è in triste e progressiva ascesa, girando per la nostra provincia si ha l’impressione che di quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle nei mesi tra marzo e maggio, rinchiusi in casa tra la vita e la morte, sembra che non sia rimasto nemmeno un vago ricordo” – inizia così la sua disamina Paolo Rossini, segretario provinciale della Uil Metalmeccanici. “

Le regole sulla sicurezza, contenute nel protocollo del 24 aprile, se già in tempi normali provocavano insofferenza ad alcuni imprenditori, oggi sembra siano diventate un optional per molte aziende. Il grido mediatico lanciato dal sottoscritto nei mesi scorsi insieme ai colleghi di Cgil e Cisl sulla necessità di iniziare a fare prevenzione in pochi lo hanno colto; ancora oggi per la quasi totalità delle aziende la tutela della sicurezza e della salute dei dipendenti è vista come un costo e non come un investimento. Eppure in questi mesi sono stati anche messi a punto percorsi virtuosi basati sui test del sangue immediati e fatti direttamente sul posto di lavoro che, se attivati, basterebbero a scongiurare il rischio di far esplodere altri focolai in luoghi come la fabbrica, dove l’assembramento sembra in molti casi inevitabile e spesso non ci sono le condizioni per lavorare in sicurezza, ma solo poche aziende hanno deciso di attuare questa attenzione verso i propri dipendenti.”

“Ormai è chiaro che il Covid” prosegue Rossini, “nonostante i pareri troppo spesso contrastanti di virologi ed esperti in materia, è entrato nelle nostre vite e ci rimarrà a lungo, per questo sono stupito di questa tendenza diffusa a far finta che non sia accaduto nulla, che non ci sia stata una lezione da imparare e che nelle fabbriche metalmeccaniche quei dipendenti che, in tempo di lockdown, erano visti dai loro padroni come risorse poiché si sono recati al lavoro a loro rischio e pericolo pur di mandare avanti le aziende, oggi sono tornati ad essere l’ultima ruota del carro. Nessun premio è stato loro elargito per i sacrifici fatti. Ma non solo: i lavoratori che si sono visti decurtati i già miseri stipendi con la cassa integrazione, da maggio , cioè dalla fine del lockdown sono stati costretti ad andare a lavorare in qualsiasi condizione e chi paga loro lo stipendio se ne sta approfittando per erodere i pochi diritti rimasti, fortunatamente non in tutte le fabbriche, ma comunque la tendenza è molto diffusa. In quest’anno funesto da molti punti di vista, con la scusa del Covid sono state messe in discussione le ferie d’agosto, gli orari di lavoro, e troppo spesso la cassa integrazione viene utilizzata per punire chi cerca di far rispettare i propri diritti.

In questo quadro ho paura che l’inverno delle coscienze assopite sia molto lungo, per questo credo che occorra mettere in campo più strumenti per la tutela dei lavoratori e che, per come affrontiamo gli argomenti in Italia, debbano essere obbligatori per legge, in primis i test sierologici in azienda e tutto il percorso prevenzione/guarigione. Inoltre sarebbe importante non solo premiare chi ha lavorato in questi mesi a suo rischio e pericolo per mandare avanti l’industria del pesarese, ma anche innalzare l’attenzione per quelle famiglie che dovranno affrontare il periodo invernale con il rischio di scegliere tra il denaro e la gestione dei figli".






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-10-2020 alle 09:08 sul giornale del 09 ottobre 2020 - 3016 letture

In questo articolo si parla di attualità, lavoro, pesaro, uilm, comunicato stampa, covid

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/bx5p





logoEV