Gli operai della Berloni incontrano il PCI: “Bloccare la desertificazione industriale di Pesaro”

4' di lettura 12/12/2019 - Si è svolto ieri a Pesaro un incontro tra il Partito Comunista Italiano e alcuni operai della Berloni Group, vittime di una gravissima crisi industriale provocata dalle decisioni sconsiderate della proprietà taiwanese, che ha deciso di mettere l’azienda in liquidazione.

La Berloni Spa fino a pochi anni fa impiegava 370 dipendenti, oggi si sono ridotti a 85, e questi rischiano ora di perdere definitivamente il posto di lavoro. Non sono da sottovalutare le pesanti ricadute sull’indotto, in particolare sugli artigiani, quasi tutti del nostro territorio, che forniscono materiali all’azienda. La decisione scellerata della proprietà sta avendo l’effetto di far perdere all’Azienda tutti i clienti, poiché si impedisce alla fabbrica di effettuare le consegne; come conseguenza i fornitori non inviano più i materiali, perché la proprietà non sarà in grado di pagarli. Come testimoniato dai lavoratori, in questo periodo la Berloni aveva una grande quantità di commesse, che non possono essere evase, provocando un danno incalcolabile all’immagine aziendale. Il risultato immediato è che le maestranze non avranno né lo stipendio di dicembre, né la tredicesima, con la prospettiva poi di perdere il posto di lavoro. Questo si aggiunge al fatto che 6 anni fa la Berloni Spa aveva ottenuto un concordato, con il quale i dipendenti dovevano percepire svariate migliaia di euro a testa per stipendi arretrati non pagati: in realtà in questi anni i lavoratori non hanno percepito nulla, e attendono ancora di ricevere questi soldi dovuti.

La situazione attuale è il risultato della scelta sciagurata (e la Berloni non è l’unico caso), di affidare le sorti di un’azienda a una multinazionale straniera con sede in un paradiso fiscale come Taiwan, paese che neppure esiste, perché non riconosciuto dall’ONU e dalla stragrande maggioranza degli stati del mondo, creato su appoggio dagli USA in funzione anticinese, e nel quale gli USA dispongono di svariate basi militari. Il copione puntualmente si ripete: gli investitori stranieri chiudono le fabbriche e portano via i marchi, poiché le nostre leggi improntate al liberismo glielo consentono. In una situazione del genere i sindacati e le RSU aziendali si trovano spiazzate, perchè non possono interfacciarsi con la proprietà della multinazionale, che può restarsene tranquilla grazie alle leggi protettive di quel paradiso fiscale che è appunto Taiwan. Ma questo apre anche una profonda riflessione sul comportamento dei nostri politici a tutti i livelli, da quello locale a quello nazionale.

L’Amministrazione comunale è forse troppo occupata a pensare alle torri e alle ruote panoramiche, tanto da non riuscire ad andare oltre le passerelle davanti all’azienda? Come mai a Pesaro e in tutta la nostra Provincia, da anni, non si fa più una seria programmazione industriale e di politica del lavoro? Non è accettabile che si arrivi a fare ragionamenti di imprenditorialità e politica industriale quando la fabbrica sta chiudendo: ci dev’essere una sinergia tra amministrazioni locali, imprese e sindacati che è assente nel nostro territorio da almeno 10 anni. Se si continua di questo passo il futuro di Pesaro sarà il deserto industriale, che potrà essere presto “ammirato” dall’alto di qualche torre panoramica. E’ sconcertante che le forze politiche pesaresi, presenti in consiglio comunale, si disinteressino o restino silenti su una grave vicenda come questa, tanto che, a detta degli operai, solo il PCI li ha ad oggi incontrati.

In Italia non esiste neppure un piano nazionale governativo di politica industriale: si naviga a vista, con una totale sudditanza della politica ai diktat del capitalismo finanziario. Le privatizzazioni hanno completamente fallito il loro obiettivo, come le vicende ILVA, Alitalia e Autostrade stanno a dimostrare: solo con un grande piano nazionale di intervento statale in economia si può risolvere questa situazione che, come Pesaro, interessa ormai tutti i distretti industriali della penisola. Sappiamo che il MISE ha inviato una lettera allo stato di Taiwan, che probabilmente non avrà alcun effetto, dal momento che si tratta per l’appunto di un paradiso fiscale.

I politici evitino pertanto annunci e passino ai fatti: il Sottosegretario on. Alessia Morani, incontri immediatamente i lavoratori della Berloni, e si impegni per cambiare subito la normativa nazionale, che attualmente non prevede alcun vincolo per le multinazionali che saccheggiano il nostro territorio.

Gli operai della Berloni, a cui il PCI di Pesaro ribadisce totale appoggio e solidarietà, sono in una situazione drammatica e non escludono azioni eclatanti: attendono dalla Politica e dalle Istituzioni risposte chiare, immediate e risolute.


da Partito Comunista Italiano - Pesaro





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-12-2019 alle 00:04 sul giornale del 13 dicembre 2019 - 2221 letture

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