Pesaro Studi, Sinistra Urbino: "Occorre programmazione razionale delle risorse e degli investimenti nel settore della formazione"

studio 3' di lettura 16/10/2019 - Il PD di Matteo Ricci e i neo-alleati del M5S si appellano al Rettore Stocchi per portare pezzi di Università sulla costa. Se il centrodestra provinciale è insorto, il sindaco Gambini ha elevato una protesta molto tiepida contro un progetto che avrebbe ricadute negative sull’economia di Urbino, e lo ha fatto solo per non rompere con le forze con cui amministra e delle quali ha bisogno per ottenere, come si dice, l’agognata poltrona in Regione o a Roma.

Lo stesso Stocchi, del resto, aveva in passato espresso parere favorevole alla riapertura di “Pesaro-Studi” e al trasferimento di alcuni centri di ricerca sulla costa. Da una parte e dall’altra, decisioni strategiche per il futuro della città maturano sulla testa dei cittadini e, soprattutto, senza nessuna analisi dei contesti, nessuna idea dei bisogni formativi del territorio, nessuna previsione di sviluppo e nessun progetto complessivo, ma esclusivamente per piccoli interessi immediati e contingenti.

Siamo una forza politica responsabile e sappiamo che difendere Urbino non significa arroccarsi ma proporre soluzioni concrete a salvaguardia degli interessi di tutti i soggetti. Va allora detto che i problemi sono ben altri rispetto a quelli sollevati sinora dal dibattito. In un contesto di trasformazione del sistema universitario nazionale che va verso una distinzione netta tra Università di ricerca che ricevono lauti finanziamenti e Università di sola didattica e sotto finanziate, spostare semplicemente pezzi di Università a Pesaro danneggerebbe Urbino senza produrre però vantaggi sostanziali all’Ateneo, che rimarrebbe una struttura fragile, di piccole dimensioni e strutturalmente incapace (lo si vede con il caos delle aule in questi giorni) di difendersi dalla competizione dei centri più avanzati.

Del tutto diverso è il ragionamento che bisogna fare, tenendo conto che in una situazione di debolezza analoga versano anche gli altri Atenei marchigiani, tranne – forse - Ancona. Occorre, semmai, smetterla di farsi concorrenza e unire le forze, istituendo un organismo di concertazione permanente tra la Presidenza regionale, i Presidenti delle province marchigiane, i Sindaci dei Comuni sedi di Università, la Conferenza dei Rettori delle Università delle Marche, le Associazioni di categoria, i Sindacati, le rappresentanze degli studenti, al fine di programmare uno sviluppo regionale complessivo dell’offerta formativa delle Università che sia equilibrato e solidale nell’utilizzo delle risorse finanziarie.

Indispensabile è anche il varo di un apposito Osservatorio, che valuti l’effettiva utilità dell’istituzione di nuovi corsi di laurea e di istituti di ricerca attraverso un costante monitoraggio delle richieste dei soggetti interessati, tenendo conto anche delle necessità in termini di infrastrutture relative ai collegamenti e ai servizi e all’eventuale ricaduta in termini di qualità sul territorio. Inseguire i vantaggi del momento e utilizzare l’Università come merce di scambio politico farà solo danno. E’ il momento invece di cambiare prospettiva di sviluppo e di rimettere al centro una necessaria programmazione razionale delle risorse e degli investimenti nel settore della formazione.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-10-2019 alle 10:40 sul giornale del 17 ottobre 2019 - 482 letture

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