L'imprevisto: 29 anni di lotta alla tossicodipendenza

Silvio Cattarina 5' di lettura 08/10/2019 - Si è svolto, nella propria sede, all'aperto, il 1 ottobre 2019, l'evento del 29º Anniversario dell'Imprevisto, la nota Comunità terapeutica di devianza e tossicodipendenza pesarese, guidata con passione e determinazione da Silvio Cattarina.

La manifestazione, alla quale hanno partecipato le autorità civili, dal vice prefetto al questore, a quelle militari e tanti amici, conoscenti, estimatori, è iniziata con il coinvolgente intervento di Silvio, cui è seguita la Santa Messa celebrata dall'arcivescovo Piero Coccia, con don Alberto e don Giuseppe e si è conclusa con le testimonianze di alcuni frequentatori di tale Comunità, giovani e meno giovani, nonché degli istruttori.

Cattarina ha ricordato che molte persone gli hanno dato una mano ed alla domanda l'altra mano cosa faceva? ha risposto che l'avevano appoggiata sul suo capo, conta, infatti, non solo avere un aiuto materiale, pure l'amicizia, la responsabilità, queste persone hanno, dunque, agito al pari di come si comportavano i nostri padri. Un saluto di cuore è stato rivolto, in primis, a don Franco Tamburini che ha sempre accompagnato tutto il Gruppo in questa storia, che ha preso l'avvio con don Gianfranco Gaudiano ed a tantissime altre figure.

Siamo sempre pronti a rinnovarci in questo immane compito di aiuto ai ragazzi, alle loro famiglie, non si è giunti al traguardo, c’é ancora molto da imparare. Si riesce a generare se si è generati. Si è lavorato per migliorare gli altri, ma siamo migliorati pure noi. Nel nominare i benefattori ha ricordato suor Francesca Leonardi che, sospinta dai libri di Silvio che ha avuto voglia di leggere, ha donato a l'Imprevisto una casa. È stato per noi un momento di commozione. Si può affermare che i nostri nomi sono scritti in cielo perché ci siamo piegati in un particolare servizio, siamo dominati dal cuore commosso, animati da disponibilità, pazienza, attenzione, con lo sguardo verso ciascuna umanità. Non si può capire se nel contempo non si patisce. Si vuole continuare ad avere un'infinita sete per contrastare l'indurimento del cuore e l’insensibilità. Quando qualcuno fa un lamento possiamo piangere.

Nell'omelia, l'arcivescovo ha ricordato che quest'esperienza dell’Imprevisto desta particolare interesse e trascina pure tutti quelli che non fanno parte di questa famiglia. Si deve ringraziare di ciò il Signore che è qui con noi. Questa comunità, in cui fioriscono elementi positivi, costruttivi, di solidarietà ha preso vita proprio grazie ad un sacerdote, don Gianfranco Gaudiano, sollecitato dalla fede che aveva nel Signore che qui incontriamo. Occorre una continua tensione per superare le difficoltà. Stando insieme a questi giovani, riscopriamo il dono e la bellezza della vita, della bontà, della costruttività, di un futuro più luminoso. L'augurio è che quest'opera possa continuare nel suo valido cammino. Ha fatto piacere sentire che dopo l'esempio fornito dalla docente di lettere Maria Pia Gennari che donò la propria casa all'Imprevisto, pure suora Francesca Leonardi che ha un fratello frate ed appartiene ad una famiglia ricca di tradizione, l’abbia imitata, compiendo questa donazione. Il Signore ci ha dato tanto, ma è nostro dovere restituire.

Sono, poi, seguite le testimonianze dei giovani Barbara, Alexander, Andreele, Francesca e del più attempato Massimiliano che hanno vissuto l'esperienza in questa Comunità e degli istruttori Digio e Grazia. Le domande che Cattarina ha rivolto ai giovani sono state che cosa li faceva soffrire prima di quest'ingresso e che cosa è stato fatto per far ripartire il loro cuore.

Estrapoliamo dal loro dire qualche pensiero e buon proposito. La costante educazione ed istruzione qui ricevuta, come fosse un miracolo ha cambiato la nostra vita, si è rinati, temprati perché si è vissuto come in una vera famiglia. Una vita sbalestrata porta inesorabilmente al disorientamento, all'insicurezza, alla solitudine, al senso di povertà, alle crisi di pianto. Dopo le molteplici traversie, arriva il momento, in cui ci si chiede, "Ma come mi sono ridotto?" ed allora si trova la forza d’intraprendere un cammino di recupero che, nella realtà, non è sempre facile, possono rinnovarsi momenti di contrasto che, però, si risolvono con un abbraccio, poi, alla fine arriva la vittoria, per cui nasce la voglia di vivere, d’impegnarsi, d’occuparsi degli altri, d’essere un esempio positivo, avendo acquisito la piena consapevolezza che esistono delle regole che devono essere rispettate. I ripetuti confronti quotidiani sono stati fruttuosi, illuminanti, sono serviti per maturare, per riscattarsi ed ora la soddisfazione ha preso decisamente il sopravvento.

Gli istruttori si dedicano a questo compito quanto mai impegnativo con il desiderio della bellezza e della felicità di vivere. Inevitabilmente vi è stato un susseguirsi di vittorie e di sconfitte, queste con tutto il loro grave peso. Amando la propria vita, si sono dati da fare perché l’amassero pure i giovani qui approdati. Questa Comunità è un luogo privilegiato per comprendere che cosa l'essere umano ha bisogno per vivere bene, è la premessa per la speranza, sia dei giovani, sia degli istruttori. Lo scopo finale è non solo mettere al bando la droga, ma trovare quella luce che dà un significato alla vita, per cui si è in grado di superare sempre qualsiasi dolore e fatica ci affligga.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-10-2019 alle 00:07 sul giornale del 09 ottobre 2019 - 6406 letture

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