Emergenza carceri italiane: anche a Pesaro gli Avvocati diserteranno le aule di udienza penale il prossimo martedì 9 luglio

avvocati legge tribunale 3' di lettura 06/07/2019 - Emergenza carceri italiane: anche a Pesaro gli Avvocati diserteranno le aule di udienza penale il prossimo martedì 9 luglio.

L'astensione, proclamata dall'Unione Camere Penali Italiane lo scorso 21 giugno, è stata condivisa ed annunciata anche a livello locale dalla Camera Penale “Vittorio Pieretti” di Pesaro: tutti i difensori del Foro pesarese sono stati invitati ad aderirvi.

Ciò comporterà lo spostamento delle udienze ad altre date (con contestuale sospensione del corso del termine di prescrizione per tutto l'arco temporale del rinvio). L’esecuzione penale in Italia ha imboccato una strada buia e senza uscita, costellata da sistematiche violazioni dei diritti umani. L’attuale Governo dimostra uno stato confusionale sui temi della detenzione che desta allarme e preoccupazione, perché in totale contrasto con i principi costituzionali e con le più elementari regole di un Paese civile.

In nome di una idea sgrammaticata di “certezza della pena”, si insegue un consenso popolare costruito sulla sollecitazione delle emotività più rozze e violente della pubblica opinione: il detenuto “marcisca in carcere”. Una vocazione “carcero-centrica” in spregio della Costituzione, che non certo a caso fa riferimento alle “pene” (art. 27) e non alla “pena”: dunque non solo carcere, ma anche altre sanzioni e misure che possano responsabilizzare il condannato in un percorso punitivo-rieducativo che consenta il suo recupero.

I dati statistici del Ministero della Giustizia rendono un quadro preoccupante. La quasi totalità degli istituti penitenziari presenta un sovraffollamento oltre il livello di guardia. La media nazionale, in continuo aumento, sfiora il 130%. Un solo medico di base ogni 315 detenuti invece di un medico ogni 150. Piante organiche del tutto insufficienti con solo 930 assistenti sociali e 999 educatori per circa 60.000 detenuti. Sono cifre allarmanti che denunciano la materiale impossibilità di assicurare quel trattamento individualizzato che deve consentire il reinserimento sociale del condannato. L’Unione Camere Penali Italiane, con l'Osservatorio Carcere, ha più volte denunciato -inascoltata - la disastrosa ed esplosiva condizione carceraria del Paese.

Nel 2018 sono morti 148 detenuti, tra questi ben 67 suicidi. Nel 2019, ad oggi, 60 morti, tra questi 20 suicidi. La media è quella di un decesso ogni 3 giorni. L’assistenza sanitaria è negata quasi dovunque e per i ricoveri urgenti in ospedale spesso non vi è possibilità di effettuare le traduzioni. La forzata convivenza di più persone in piccoli ambienti umidi, malsani, in pessime condizioni igieniche, alimenta virus e malattie, che con l’attuale caldo estivo trovano ulteriore possibilità di propagarsi.

La situazione attuale e la scomparsa di qualsiasi speranza in un pur minimo cambiamento è sfociata in rivolte all’interno di numerosi istituti di pena. Trento, Rieti, Sanremo, Spoleto, Campobasso, Agrigento, Trapani, Barcellona, Poggioreale rappresentano gli ultimi rintocchi della campanella di allarme: un suono inascoltato che scuote, da Nord a Sud, l'intero Paese.

I detenuti, pur assuefatti a condizioni di vita disumane, ma esasperati per la mancanza di acqua o per il mancato soccorso ad un malato grave, hanno violentemente protestato, spesso devastando interi padiglioni e/o appiccando incendi. Azioni che vanno certamente non condivise, ma che dovrebbero far accendere i riflettori su un sistema marcio, che deve immediatamente trovare la strada di una trasformazione costituzionalmente orientata e che non può essere risolto con l'immediato trasferimento dei rivoltosi in strutture punitive.

Se la pena deve consistere quasi esclusivamente nella perdita o nella drastica riduzione della libertà, essa non può certo pregiudicare la dignità, il diritto alla salute ed il diritto alla vita del detenuto, quale che sia la gravità del delitto commesso, come ribadito di recente dalla sentenza “Viola c. Italia” della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sull'abnormità dell'ergastolo ostativo.

Occorre al più presto metter mano ad una serie di iniziative in grado di umanizzare la pena e di riportare l'esecuzione penale nella legalità costituzionale come ci viene richiesto anche dalle giurisdizioni sovranazionali.


da Camera Penale "Vittorio Pieretti" di Pesaro





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-07-2019 alle 01:56 sul giornale del 07 luglio 2019 - 1523 letture

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