Messaggio Pasquale di Mons. Coccia: "Chiamati a vivere una Pasqua di risurrezione"

arcivescovo Piero Coccia 3' di lettura 15/04/2019 - La celebrazione della Pasqua ci fa fare memoria vivente del mistero del Cristo morto e risorto nel quale si riconosce e trova compimento il mistero dell’uomo. Il nostro mistero. Del resto l’esperienza ci dice che la nostra vita è puntualmente segnata dalla morte comunque la vogliamo intendere: fisica, materiale, sociale, politica, economica, ecc.

Nessuno di noi è esente da questa realtà con cui quotidianamente è chiamato a confrontarsi. Ma il mistero della condizione umana non solo è segnato dalla morte ma anche dalla possibilità della risurrezione. Ma va precisato che ciò è fattibile in forma piena solo nell’esperienza della fede, dove la nostra morte trova soluzione nella risurrezione del Signore che è anche la nostra risurrezione.

Abbiamo tutti bisogno, oggi più che mai, della luce del Cristo Risorto. I tristi fatti di cronaca quotidiana a livello internazionale, nazionale e locale spesso non solo rivelano tante forme di fragilità, ma ci disorientano, ci destabilizzano, ci scoraggiano. Di fronte a queste “azioni” negative occorrono delle “reazioni” positive. Ma ciò è possibile? Certamente sì. Ce lo ricorda Papa Francesco al numero 124 della recente esortazione apostolica “Christus vivit” alorchè dice: “Egli vive! Occorre ricordarlo spesso, perché corriamo il rischio di prendere Gesù Cristo solo come un buon esempio del passato, come un ricordo, come qualcuno che ci ha salvato duemila anni fa. Questo non ci servirebbe a nulla, ci lascerebbe uguali a prima, non ci libererebbe. Colui che ci colma della sua grazia, Colui che ci libera, Colui che ci trasforma, Colui che ci guarisce e ci conforta è qualcuno che vive.

È Cristo risorto, pieno di vitalità soprannaturale, rivestito di luce infinita. Per questo San Paolo affermava: «Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede»” (1 Cor15,17). Ma il Papa nella stessa Esortazione apostolica prosegue ed al numero 127 così si esprime: “Se Egli vive, questo è una garanzia che il bene può farsi strada nella nostra vita, e che le nostre fatiche serviranno a qualcosa. Allora possiamo smettere di lamentarci e guardare avanti, perché con Lui si può sempre guardare avanti. Questa è la sicurezza che abbiamo. Gesù è l’eterno vivente. Aggrappati a Lui, vivremo e attraverseremo indenni tutte le forme di morte e di violenza che si nascondono lungo il cammino”.

Il credente dunque sa che la fede nel Risorto costituisce la riserva decisiva per attuare la giusta reazione, poiché essa ci fa vivere l’esperienza della morte nella certezza di un futuro di risurrezione sempre possibile. Da qui l’impegno a non lasciarci andare, ma anche quello di sentirci ed essere vettori creativi per rifare un nuovo tessuto culturale e sociale. E’ questa la sfida dei nostri giorni da cui, grazie alla Risurrezione del Signore, non possiamo sottrarci.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-04-2019 alle 08:40 sul giornale del 16 aprile 2019 - 824 letture

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