"El Do d'Novembre", il fascino coinvolgente della commedia dialettale

"El Do d'Novembre" 18/03/2019 - Grande successo di pubblico per la commedia in vernacolo pesarese: “EL DO D'NOVEMBRE”, presentata presso il Teatro Sperimentale di Pesaro, nelle serate del 16 e 17 marzo, dalla Compagnia Teatrale Dialettale Pesarese “Il Cavalcavia”.

Un racconto di graffiante comicità su un tema che invece è sempre visto come pauroso e rattristante, e cioè quello di “sorella morte”, come la chiamava San Francesco d'Assisi.

In realtà, la commedia non vuole essere uno scherzo sul mondo dell'aldilà, in ossequio al noto detto, sempre valido: “Scherza coi fanti ma lascia stare i santi”, ma è invece una presa in giro di alcuni personaggi un po' “gaggiotti”, che suscitano risate interminabili per la loro dabbenaggine e la loro ingenuità, sempre vittime del loro istintivo terrore nei confronti della morte e dei trapassati.

Si tratta di una vedova, che mentre parla alla tomba del suo defunto marito, rimane imprigionata dentro il cimitero per la chiusura del cancello da parte del custode, assieme ad un'altra persona che stava anch'essa girando per il camposanto e che porta il triste nome di “Scalognini” (ahi ahi!...). E con i due reclusi, che si fanno prendere dal terrore di cosa può attenderli fra tutti quei trapassati nella notte che sta scendendo, vi è anche una coppia di innamorati che amano vivere proprio in quel triste luogo, e tutti assieme parlano fra loro di vita e di morte mentre lo strambo custode del cimitero ne combina di tutti i colori, cadendo per due volte a terra come morto e poi sparendo di scena come fosse resuscitato.

Ma la cosa non è finita qui, perché, nel secondo atto, arrivano al cimitero anche due gangster che prendono in ostaggio i quattro reclusi, salvo poi farsi catturare dalla polizia e lasciare agli ex-prigionieri i soldi della refurtiva. E alla fine Scalognini torna con la catena con la quale aveva chiuso lui il cancello "solo" per non fare uscire Aspasia...

Insomma, una commedia che mescola dramma con comicità, ma termina sempre in chiave satirica, e che ha suscitato continui applausi a scena aperta di tutto il numeroso pubblico presente.

L'autore Gabriele Morbidi ed il regista Albino Calcinari, suggestivi i suoi effetti speciali di suoni e di luci, hanno creato quindi un'opera di grande innovativa e comicità (mai sentito parlare dell'aldilà nelle commedie in dialetto...), ma bravissimi sono stati anche tutti gli interpreti della commedia, attori di grande talento e comunicativa, a cominciare dalla vedova Aspasia e dallo scaramantico Scalognini. Particolarissimo infine il personaggio del custode del cimitero, preso dal raptus di balli saltellanti che lo hanno fatto finire per due volte a terra come se fosse morto stecchito!

Ma forse la cosa che più ha colpito il pubblico dello Sperimentale, e noi in particolare, è stata l'incredibile accoglienza del personale al banco d'ingresso: tutte donne vestite di nero, con il volto coperto da un velo funebre, che gridavano: “Che dolore, che dolore!”. Qualcuno avrà anche sudato freddo...






Questo è un articolo pubblicato il 18-03-2019 alle 09:42 sul giornale del 19 marzo 2019 - 2930 letture

In questo articolo si parla di spettacoli, pesaro, Alberto Pisani, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/a5sh





logoEV
logoEV