Adriabus risponde al genitore dello studente disabile “Rifiutiamo la logica dell’adattarsi, sì all’ascolto reciproco”

sedia a rotelle 14/03/2019 - Non abbiamo mai chiesto a nessuno dei nostri 40.000 passeggeri, che quotidianamente viaggiano sui nostri autobus, di adattarsi. Tanto meno lo abbiamo mai chiesto e mai lo chiederemmo al padre del ventunenne costretto alla sedia a rotelle, iscritto all’Università di Urbino. Ce lo impone prima tutto il rispetto che abbiamo nei confronti di tutti i nostri clienti, nessuno escluso.

Con il genitore che scrive o con il nostro cliente direttamente siamo in contatto quotidiano e non potrebbe essere altrimenti: con lui concordiamo i giorni e gli orari del servizio; con lui concordiamo le modalità di trasporto. Il resto lo facciamo facendoci guidare dalla nostra sensibilità: usando i mezzi di ultima generazione, meglio attrezzati per il trasporto di disabili; utilizzando gli operatori che sono preventivamente informati, perché la cura e l’attenzione migliorano se c’è una frequentazione continua e preannunciata. Tutto questo non lo consideriamo un trattamento speciale, ma un trattamento dovuto.

Per tutte queste ragioni, lo sfogo di questo genitore ci amareggia: le sensazioni sono personali, ma diverse cose – nel suo scritto – stridono con la realtà. Vero, ad esempio, che la tratta Pesaro-Urbino sia la più trafficata; falso, invece, che su quella tratta esiste un solo bus attrezzato per il trasporto dei disabili, visto che tutti i mezzi che utilizziamo, essendo di nuova generazione, garantiscono la mobilità dei disabili. Vero che gli chiediamo di comunicarci preventivamente gli orari e accordarsi in anticipo in modo da garantire servizi diretti e senza cambi, per limitare al massimo i possibili disagi, in arrivo e in partenza a borgo mercatale ad Urbino; falso, invece, che non facciamo formazione agli autisti.

Ma un genitore che alza la voce perché suo figlio possa avere sempre maggiori attenzioni va rispettato, anche se la sua protesta ci sembra un po’ fuori le righe. A lui continueremo a non chiedere di adattarsi, ma più semplicemente gli chiediamo di confrontarsi. Se le sue percezioni sono negative, nonostante il nostro impegno quotidiano, vuol dire che è necessario fare uno sforzo supplementare, sforzo che da subito aumenteremo e che produrrà sicuramente risultati migliori se prevarrà la volontà dell’ascolto reciproco.





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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-03-2019 alle 14:15 sul giornale del 15 marzo 2019 - 4797 letture

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