Autobus, il calvario di uno studente disabile che "deve imparare ad adattarsi"

Sedia a rotelle 13/03/2019 - "Spettabile redazione, scrivo questa lettera per informarvi di un disagio che quotidianamente ormai da due anni siamo costretti a subire", inizia così la mail di un genitore affranto per gli "speciali" trattamenti che la sua famiglia deve sostenere per poter permettere al figlio disabile di frequentare l'università di Urbino.

"Mio figlio di 21 anni è costretto sulla sedia a rotelle da una grave malattia autoimmune e frequenta il secondo anno di scienze della Comunicazione ad Urbino. L'università è dotata di rampe, scivoli, pedane, ascensori, ausili didattici all'avanguardia e uno staff sempre pronto ad andare incontro ad ogni esigenza.

Purtroppo è supportata da un servizio pubblico di trasporti che definire Medioevale è dire poco. Premetto che mio figlio è l'unico studente della tratta Pesaro-Urbino (quindi la più trafficata) a necessitare del Bus attrezzato per disabili. Esiste un solo bus attrezzato, dobbiamo giorni prima inviare gli orari universitari di entrata ed uscita che puntualmente vengono disattesi in quanto il bus viene messo a disposizione in orari che ci obbligano ad anticipare le partenze e quindi arrivare prima a scuola e aspettare ore per l'inizio delle lezioni o perdere una o due ore di lezione per uscire prima e non perdere il bus.

A richiesta di spiegazioni per questo tipo di servizio ci viene risposto che di meglio non possono fare e dobbiamo imparare ad adattarci. Vi assicuro che stiamo imparando a farlo..... Ci adattiamo a pagare il biglietto come gli altri pur non potendo usufruire dello stesso servizio; ci adattiamo quando si dimenticano di inviare il bus attrezzato, è pur di non perdere un esame mio figlio lo hanno trasportato con un furgone legato con delle corde.

Ci adattiamo quando sempre per dimenticanza del bus attrezzato l'autista avvisa mio figlio di non poter far niente e di arrangiarsi, per poi abbandonarlo nel parcheggio di Urbino sotto un diluvio, salvo poi dopo reiterate minacce di denuncia da parte mia l'azienda dei trasporti ha mandato una navetta a prenderlo. Ci adattiamo quando alcuni autisti (non tutti per fortuna) ci dicono di non saper far funzionare la pedana o utilizzare le cinghie di sicurezza per la carrozzina (ammesso che ci siano) e dobbiamo istruirli noi....è troppo chiedere che chi guida un mezzo attrezzato per disabili abbia un minimo di formazione su come si utilizzano gli ausili?

Noi ci adattiamo, lo facciamo sempre, fin da quando è comparsa questa brutta malattia tanti anni fa, a volte ci adattiamo con un sorriso ironico, a volte con una lacrima, comunque ci adattiamo e andiamo avanti a testa bassa, perché non abbiamo alternativa e come noi tanti altri. Però una domanda mi viene in mente: fino a quando è giusto che ad adattarsi siamo sempre noi?

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Questo è un articolo pubblicato il 13-03-2019 alle 14:44 sul giornale del 14 marzo 2019 - 4634 letture

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