Art. 1 MDP sulle modifiche allo Statuto Comunale di Pesaro

pesaro|Comune di Pesaro|piazza del popolo| 12/03/2019 - Con l’approssimarsi delle elezioni amministrative, le forze politiche di maggioranza che amministrano il comune di Pesaro, hanno avviato la procedura per modificare lo statuto comunale che sarebbe necessaria per adeguare tale strumento alla nuova normativa in modo da eliminare le parti non più in vigore e ormai superate.

Leggendo la relazione alle modifiche proposte, appare evidente la contraddizione che la stessa contiene laddove si afferma la necessità di adeguare lo statuto alle nuove leggi al fine di evitare contrasti col nuovo impianto legislativo, ma, nel contempo, si dice espressamente che le modifiche possono essere anche “contra legem” purché non vengano violati i principi generali del nostro ordinamento giuridico.

Che vi sia la necessità di adeguare lo statuto, approvato nel 2001 e modificato in varie occasioni l’ultima delle quali risale al 2009, nessuno lo nega e anzi appare pure opportuno. Ma, da un attento esame delle parti che si ritiene di abrogare e di quelle che si ritiene di dover sostituire, si percepisce immediatamente che si vuole andare verso un indebolimento dello statuto al fine di rafforzare il potere decisionale dei vertici dell’amministrazione comunale che si sono dimostrate, spesso, insofferenti ad ogni forma di controllo e di dialogo con i cittadini che intendono, con gli istituti di partecipazione previsti, contribuire alle scelte che incidono sullo sviluppo della città e sulla gestione dei servizi.

Se le nuove norme saranno approvate così come sono state formulate, saranno cancellati o modificati in peggio alcuni importanti istituti attualmente previsti come, ad esempio, i controlli sull’attività dei gestori dei servizi che invece andrebbero potenziati anche in considerazione dei notevolissimi utili che ottengono dal pagamento delle bollette i cui importi, sempre più alti, penalizzano tutti i cittadini molti dei quali non riescono ad arrivare alla fine del mese.

Le forme di partecipazione contenute nello statuto, sono state, quasi sempre, disattese: i consigli di quartiere, oggi, svolgono un ruolo che definire marginale è già molto in quanto non incidono nemmeno sulle scelte che riguardano il territorio di competenza.

Vengono ridimensionate le Consulte, soppressa la figura esterna del Direttore Generale oltre a quella del Difensore Civico (a seguito della legge finanziaria del 2010) che il comune aveva istituito nel 1989 ancor prima che venisse prevista dall’ordinamento degli enti locali del 1990, in base alle nuove leggi di bilancio il PEG (piano esecutivo di gestione) non sarà più portato a conoscenza del consiglio comunale, non è più prevista la relazione previsionale e programmatica da allegare al bilancio di previsione e vengono limitati i controlli e le funzioni dei revisori contabili.

Dulcis in fundo, viene soppresso il divieto del 3° mandato degli assessori sulla base di un parere del Ministero dell’Interno del 2010 che, mediante un ragionamento piuttosto contraddittorio, ritiene che non possa più essere previsto dagli statuti comunali, ma non ne vieta affatto l’applicazione, cosa, peraltro, ancora attuata da molti comuni.

Quanto meno per motivi di opportunità, il 3° mandato (ancora vietato per i sindaci dei comuni medio-grandi come Pesaro) sarebbe sempre da evitare per impedire quella sorta di occupazione di posti (che ostacola il ricambio della classe politica) che tanti danni ha causato in quei casi di amministratori che hanno gestito per 3 mandati consecutivi (15 anni) lo stesso servizio o settore. Ricci, invece, propone, dimostrando arroganza e scarsa conoscenza delle leggi, il divieto del 3° mandato anche per i consiglieri qualora non venisse approvato il 3° mandato per gli assessori.

Art. 1 MDP, nel proprio programma per le prossime amministrative, proporrà interventi significativi e dettagliati per estendere, invece, le forme di partecipazione e controllo da parte dei cittadini a iniziare dai quartieri (le cui funzioni vanno previste nello statuto al posto di quelle delle circoscrizioni) anche attraverso opportune modifiche dello statuto comunale al fine di evitare scelte verticistiche sbagliate o addirittura offensive della memoria e della storia cittadina come nel caso dello spostamento del monumento alla resistenza cocciutamente proposto e voluto dal sindaco che continua a fare orecchie da mercante a ogni proposta diversa dalla sua compresa quella di riqualificazione della suddetta area il cui progetto, apparso sui giornali, è stato discusso e apprezzato da tutti nel corso di una affollata assemblea pubblica tenuta nei locali della Provincia.


da Art. 1 MDP

Movimento democratico progressista





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-03-2019 alle 08:44 sul giornale del 13 marzo 2019 - 1341 letture

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