Rof, si parte con Le Siège de Corinthe, giovedì 10 agosto all'Adriatic Arena

sovrintendente del Rof Gianfranco Mariotti. 5' di lettura 09/08/2017 - Sarà Le Siège de Corinthe ad aprire il Rof 2017 giovedì 10 agosto alle ore 19 all'Adriatic Arena, il Rossini Opera Festival 2017. La grande novità del Rof 2017, intervista al sovrintendente del Rof Gianfranco Mariotti.

L'opera è la grande novità di quest'anno, perché è alla sua seconda esecuzione, ed è certamente la trasposizione più moderna che grazie al progetto e alla regia de La Fura dels Baus, ha portato in scena, "la guerra dell'acqua'', come l'ha definita il sovrintendente del Rof, Gianfranco Mariotti. L'opera del 1826, è stata tratta dalla tragedie lyrique in tre atti di Luigi Balocchi e Alexandre Soumet, e Rossini la compose dopo il Viaggio a Reims.

Prof. Mariotti, perchè avete scelto La Siège? "Perché è un'opera poco rappresentata e dopo tanti anni di silenzio riportiamo in scena delle opere come la Siege, con linguaggi teatrali che non siano ostili allo spettatore. Per la Siège l'approccio è aggressivo, ma questo non vuol dire che si vuol tradire gli studi della Fondazione Rossini e la musica di Rossini, perchè labbiamo pagato il debito nei confronti della Fondazione, per cui il recupero musicologico e alle partiture non vuol dire che da parte nostra non vi sia apertura ai linguaggi teatrali e vi è la volontà di mettere in scena Rossini coerente con le categorie di giudizio dello spettatore contemporaneo. Non ci interessa, come ho detto in altre occasioni, mettere le opere rossiniane in stile ottocentesco. Per quanto riguarda le vicende musicologiche del La Siège de Corinthe, sono complicatissime e grazie alla Fondazione si è riusciti a fare l'edizione definitiva. Il topos del melodramma è sull'amore. L'opera ha avuto una interpretazione visionaria''.

La siege de Corinthe sarà diretta dal maestro Roberto Abbado, regia e scene di Carlus Padrissa, coro del teatro Ventidio Basso diretto dal maestro Giovanni Farina e l'orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Personaggi interpreti: Mahomet II interpretato da Luca Pisaroni, Cleomene da John Irvin, Pamyra da Nino Machaidze, Neocles da Sergey Romanovsky, Hieros da Carlo CigniI, Adraste da Xabier Anduaga, Omar da Iurii Samoilov e Ismene da Cecilia Molinari

La storia e il libretto

Se la storia proviene da una novella byroniana che il grande scrittore inglese non fece in tempo neanche a ripercorrere nella sua fantasia romantica, fu merito di Cesare Della Valle, che aveva in quel infausto anno 1824, morte di Byron a soli 36 anni, rielaborato un libretto per Rossini, scrivendo uno dei capolavori del cigno di Pesaro: il Maometto II, evidenziare a Rossini stesso l racconto tragico di Byron. Intanto Rossini il 9 ottobre 1826 riscuoteva un grande successo con il Maometto II. Insomma dietro La Siège de Corinthe vi sono ben tre produzioni letterarie: il racconto di Byron , il Maometto II e la tragedie lyrique, che lo stesso Rossini ricavò dal Maometto II. La tragedie Lyrique che grazie alla metamorfosi rossiniana si trasformerà in grand'opera. Dopo soli quattro anni Rossini raggiunge la sua meta definitiva con il Guilleume Tell. La genesi de La Siege la si deve ai due librettisti Luigi Balocchi e Alexandre Soumet. Il libretto verrà amibientato a Corinto e le trasformazioni e mutamenti negli intrecci non solo amorosi ma anche patriottici sono evidenti. Come scrive il musicologo Giovanni Carli Ballola, "La siège nasce come opera italiana, e per questo motivo non poté mai mantenere inalterata nelle grandi linee la propria identità di fondo anche attraverso il travestimento francese, assai più di quanto non dovrà avvenire per il Mosè-Moise: nel quale maggiormente inciderà con tutte le sue ipoteche la poetica del melodramma francese, col suo privilegiare il vario e segmentato contro l'unitario e rettilineo, con la vocazione per l'edonismo spettacolare''.Un'opera ponte che per Carli Ballola, rappresenta il passaggio all'ultimo Rossini: "Ne la siège è ancora una volta quel declamato-arioso sillabico, eculiare dell'ultimo Rossini, a dominare la scena dove Hiéros, come Zaccaria in Nabucco, si contrappone agli altri solisti ed al coro mentre l'orchestra sviluppa il supporto di un complesso disegno ostinato. Infine come folgori che sono incombenti sulla Grecia ormai condannata a servitù secolare, le invocazioni a Maratona, alle Termopili e a Leonida portano all'abbagliante luce catartica di quella stretta la cui commossa retorica marziale, intrisa di una ben romantica voluttà di autoimmolazione, in clima foscoliano dei sepolcri, "delle tombe degli eroi" ridenti caduti alle Termopili e rievocati dal giovane Leopardi..

Nel primo incontro della guida all'ascolto, ciclo dedicato al grande musicologo rossiniano Philip Gossett, in una sala del Teatro Rossini, gremita di pubblico, il musicologo della Fondazione Rossini, Damien Colas ha parlato sulla complessità della partitura de la Siège, due progetti per una sola opera."Alla sua prima rappresentazione all'Academie royale de musique (Opera) di Parigi nel 1826, ha sottolineato Colas, La Siège fece scalpore. Era la prima opera in francese di Rossini, con un riecheggiamento alla guerra d'indipedenza greca, iniziata nel 1821 e che sarebbe durata fino al 1830.'' Dunque un'opera politica di Rossini e certamente legata all'attualità storica. Dopo LeSiège, Rossini compose dal 1827 al 1829, Moise,Le comte Ory e Guillaume Tell, ma nonostante questi capolavori, La Siège è stata regolarmente eseguita fino al 1844. La rappresentazione della versione italiana è avvenuta nel 1975 al Metropolitan di New York. Un'opera quella del Siège che ha avuto vere e proprie corruzioni fin dalla versione originale, due progetti quello del Maometto II e de Le Siège per una sola opera, che ora la Fondazione Rossini recupera nella sua interezza. Sottolinea Damien Colas: " Con Le siège de Corinthe una generazione intera potè appropriarsi dell'epopea grandiosa che le mancava,attraverso la sua rappresentazione scenica dell'Opera. Ma poi cosa poteva offrire la Restaurazione borbonica? Il ruolo di Carlo X finì con la sua morte. Allora e qui vi è l'ingenio e intuizione di Rossini di recuperare la rivoluzione greca che occupò un posto dominante, il passaggio dall'aristocrazia ateniese al cristianesimo, sia per i futuri movimenti politici nazionalisti e patriottici che vi si riferirono e che l'occhio del giovane Verdi aveva già ben percepito''.






Questo è un articolo pubblicato il 09-08-2017 alle 16:28 sul giornale del 10 agosto 2017 - 1271 letture

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