Commissioni di performance? No grazie

soldi 13/07/2017 -

Vivere Pesaro - Investire Informati.

Investendo in un fondo comune il risparmiatore è chiamato a pagare per il servizio che riceve. Ci sono costi trasparenti ma anche costi opachi. Il consiglio è di fare attenzione.

Le commissioni di performance (o di incentivo) per loro natura, e per una regolamentazione non perfetta, rappresentano uno dei costi potenzialmente più dannosi per i risparmi delle persone.

Le commissioni di performance sono presenti in alcuni fondi comuni e sono pagate alle banche. Nello specifico sono pagate alle loro società di gestione del risparmio (SGR) quando il fondo guadagna e costituiscono quindi un incentivo per la società a generare un rendimento positivo per i clienti. Questa definizione nasconde però delle criticità che non sono facili da comprendere.

Il primo elemento critico è la frequenza con cui le commissioni vengono prelevate. Maggiore è la frequenza, minore sarà la tutela per il risparmiatore. Se le commissioni sono prelevate ogni mese, il risparmiatore le pagherà tutti i mesi in cui si registra una performance positiva (o superiore ad un indice di riferimento), anche se il valore del fondo è inferiore ai suoi massimi di sempre.

Nei fondi di diritto italiano è imposto il pagamento delle commissioni di performance su intervalli non inferiori a 12 mesi. Ma il risparmio italiano è solo parzialmente tutelato dalla normativa, perché gran parte dei risparmi degli italiani sono investiti in fondi di diritto estero (in paesi quali Irlanda e Lussemburgo), che hanno regole molto meno stringenti; questo genera il secondo elemento critico. Infatti, in questo modo, le SGR sono in grado di far pagare più commissioni di performance (con cadenza anche trimestrale o addirittura mensile), a discapito del rendimento dei clienti. Purtroppo questi prodotti sono venduti ai risparmiatori italiani anche attraverso banche italiane. Addirittura in alcuni casi si è verificato l’assurdo: la banca ha fatto pagare queste commissioni anche su fondi comuni che hanno avuto nell’anno precedente rendimenti negativi.

Il metodo più conveniente per il cliente, quello che crea più cointeresse tra gestore e cliente è certamente l’high watermark (tradotto, livello dell’acqua alta) cioè il cliente paga solo quando il valore del fondo supera i massimi di sempre.

Nel KIID, il documento contenente le informazioni chiave per l’investitore, che alla sottoscrizione dell’investimento il consulente deve consegnare al cliente, sono riportate le eventuali commissioni di performance. Tuttavia, l’investitore può evitare brutte (soprattutto costose) sorprese affidandosi ad un consulente attento e ovviamente libero da conflitto di interessi, che sappia riconoscere gli investimenti che applicano in modo corretto le commissioni di performance.


da dott. Bannini Alessandro
Consulente Finanziario Copernico SIM





Questo è un articolo pubblicato il 13-07-2017 alle 10:51 sul giornale del 14 luglio 2017 - 1194 letture

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