Come si misura il grado di rischio della mia banca?

Banca in crisi 29/06/2017 - Vivere Pesaro-Investire Informati, la rubrica a cura del dott. Alessandro Bannini. Quotidianamente siamo bombardati circa lo stato di salute delle banche italiane. Tra fallimenti, ricapitalizzazioni, fusioni e per finire liquidazioni, l’intero sistema bancario soffre della condizione precaria di diverse banche, anche di dimensioni notevoli.

Viviamo in un periodo di incertezza, in cui lo Stato è costretto ad intervenire in ultima istanza per limitare i danni, poiché il fallimento di una banca oltre a causare perdite ai risparmiatori avrebbe ripercussioni su tutto il tessuto economico. Come ci poniamo con la nostra banca?

Possiamo rimanere in una posizione di attesa: aspettando che la situazione generale migliori e sperando che la nostra banca non sia coinvolta in una crisi o se coinvolta venga salvata. Oppure possiamo adoperarci per tutelare effettivamente i nostri risparmi: affidandoli ad una banca che rispetti i requisiti di solidità nel tempo e che quindi presenti un grado di rischio basso. Diversi sono gli indicatori che ci permettono di verificare il grado di rischio della nostra banca. Due tra i più importanti sono: il Texas ratio e il CET1.

Il Texas ratio mette in rapporto i crediti deteriorati al patrimonio netto tangibile di una banca. In altre parole, questo indicatore rapporta i crediti a rischio ad una parte di capitale netto. Se il capitale supera i crediti deteriorati, la banca può far fronte all’eventuale perdita di questi crediti. Quando l’indice è sotto il 100% la banca è sana; sopra il 100% cominciano i problemi che peggiorano all’aumentare della percentuale.

Il CET1 è il rapporto esistente tra il patrimonio della banca (come somma di capitale, riserve di bilancio e utili non distribuiti) e le attività della banca stessa, ponderate per il rischio. In parole semplici, questo indicatore rapporta il capitale alle attività della banca. Serve per verificare se il capitale è sufficiente a coprire eventuali diminuzioni di valore delle attività nella sua operatività. La BCE fissa dei valori minimi per ogni banca, sotto i quali la solidità è compromessa. In generale un livello CET1 sotto il 9% non è considerato sufficiente, e sotto l’8% è assolutamente a rischio e la banca sarà obbligata ad integrare il proprio capitale.

Queste informazioni, seppur tecniche, possono essere richieste direttamente alla banca. Conoscere il grado di rischiosità non è però sufficiente. É necessario anche conoscere la rischiosità degli altri istituti e le situazioni specifiche di ogni banca. A tal fine è consigliato avvalersi di una figura professionale indipendente, che aiuti il risparmiatore a scegliere la banca nel suo esclusivo interesse.


da dott. Bannini Alessandro
Consulente Finanziario Copernico SIM





Questo è un articolo pubblicato il 29-06-2017 alle 10:25 sul giornale del 30 giugno 2017 - 2133 letture

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