Il cardinale Angelo Bagnasco in visita a Pesaro e a Montecchio

Angelo Bagnasco 2' di lettura 09/02/2017 - "Sono contento di ritornare a Pesaro e rivedere la chiesa parrocchiale di Montecchio, che inaugurai per la parte dell'Oratorio, quando ero arcivescovo dell'Arcidiocesi di Pesaro''. Sono le parole del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cie e presidente dei vescovi europei, che sabato 25 febbraio, intorno alle ore 15,00 sarà a Pesaro e sarà ricevuto in Arcivescovado dall'Arcivescovo Metropolita di Pesaro, mons.Piero Coccia.

Poi accompagnato dallo stesso mons.Coccia, il presidente della Cei, mons.Bagnasco, arriverà intorno alle 16,15 a Montecchio, dove lo riceverà il parroco, don Orlando Bartolucci. Dopo un momento di accoglienza, mons.Bagnasco presiederà la celebrazione eucaristica nella parrocchia di Montecchio. "Siamo riconoscenti a mons.Bagnasco per questa visita, perchè è un gesto di amicizia di Bagnasco per la nostra popolazione. Mi ricordo, ha sottolineato il parroco di Montecchio, don Orlando Bartolucci, quando in veste di arcivescovo di Pesaro, seguì i lavori di ampliamento della chiesa e soprattutto la realizzazione dell'oratorio. Per noi quei giorni furono importanti e il presule non si è scordato di quella vera rinascita spirituale della nostra comunità''.

Don Orlando, la comunità di Montecchio, rientra nel comune di Vallefoglia. Questo ampliamento politico-amministrativo, ha risolto o risposto alle esigenze della chiesa locale?

"In parte, perché è mia intenzione allargare e venir incontro ai tanti immigrati, ma anche italiani che provengono in gran parte dal sud. Insomma non bisogna mai dimenticare il principio di accoglienza che deve essere sempre più ampio. Noi abbiamo uno spirito collaborativo con il comune di Vallefoglia, ma le esigenze della caritas parrocchiale sono immense. Fino a pochi mesi fa nel nostro territorio vi erano 1.000 immigrati, e molti di questi, anche se rimasti senza lavoro, sono stanziali nel nostro territorio. In tutto il vasto territorio di Montecchio, vi sono rimaste solo tre fabbriche attive, il resto è legata ad una crisi economica gravissima. Ma per accoglienza e integrazione, intendo anche un aspetto culturale. Nel 2010, ho guidato, unica parrocchia al mondo, una delegazione di 133 persone in Cina, in occasione dei 400 anni dalla morte di padre Matteo Ricci. Occorre che la chiesa diventi sempre più portatrice di pace, di accoglienza e simbolo di scambio fra i popoli e non favorisca la costruzione di muri''.






Questo è un articolo pubblicato il 09-02-2017 alle 11:46 sul giornale del 10 febbraio 2017 - 9731 letture

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