Foibe: revisionismo storico e opportunismo. Presidio Antifascista

Foibe: revisionismo storico e opportunismo. Presidio Antifascista 4' di lettura 08/02/2017 - Casapound sabato 11 febbraio promuove nella nostra città un’ iniziativa di stampo revisionista per riscattare il pensiero nazi-fascista che incarna. Con quale pretesto? il pretesto è la commemorazione, il 10 febbraio, del "giorno del ricordo" delle “vittime delle foibe”, istituita nel 2004 dallo Stato con la legge n°92 fortemente voluta dalle destre neofasciste.

Il 10 febbraio è l'anniversario della firma del Trattato di pace tra gli Alleati vincitori della Seconda Guerra Mondiale e i Paesi sconfitti alleati del Terzo Reich, tra cui l’Italia, coautrice della guerra totale e razzista che provocò oltre 55 milioni di morti, generando oppressione, miseria, fame, terrore, distruzione a fianco dei nazisti. Con la Legge 92 la Repubblica ha di fatto sostenuto un’artificiosa e scorretta equiparazione dei morti nazifascisti delle foibe alle vittime dei campi di sterminio, a quelle dei massacri compiuti per rappresaglia e ai caduti partigiani della guerra di liberazione.

Che sia ben chiaro: i nazifascisti non sono e non saranno mai né vittime né martiri e noi Antifascisti ci rifiutiamo di onorarli. Riteniamo che sia inaccettabile considerare chi morì cercando di difendere la dittatura fascista e completare il progetto di società razzista fondata sulla violenza, sullo sfruttamento dei lavoratori, sullo sterminio di massa delle “razze inferiori” e degli oppositori alla stessa stregua dei partigiani che morirono per la libertà.

La lettura distorta del fenomeno delle Foibe è oggi strumentalizzato dai fascisti che cercano un “cavallo di troia” per ripresentarsi tentando di offuscare il passato revisionandolo.
Per una corretta lettura è assolutamente necessario inserire la questione nel contesto storico in cui si verificò, infatti ben prima del triennio 1940-’43 l’Italia occupò più o meno formalmente l’Istria e la Dalmazia compiendo i peggiori crimini delle guerre di dominazione: dai rastrellamenti all’”Italianizzazione” forzata della cultura Slava, distruzione di interi paesi, la fuga di oltre 60 mila autoctoni, più di Centomila reclusi nei campi di concentramento, circa 200.000 civili «ribelli» falciati dai plotoni di esecuzione italiani, dalla Slovenia alla «Provincia del Carnaro», dalla Dalmazia fino alle Bocche di Cattaro e Montenegro in seguito a semplici ordini di generali dell’esercito, di governatori o di federali e commissari fascisti.

Dopo l’8 settembre del ‘43, Italiani e Slavi si sollevarono spontaneamente. Tra caos, vendette e battaglie diversi furono uccisi. Colpevoli e non, ma quello era un contesto di guerra e chi vuole piangere i propri morti si ricordi almeno chi quella guerra l’ha voluta e l’ha iniziata. In Istria ci fu una generale e pressoché spontanea rivolta che coinvolse in ugual misura le popolazioni italiane nei centri costieri e quelle croate e slovene nell’interno. Molti «storici» hanno puntato sul sensazionalismo, sull’effetto del numero che dovrebbe affermare il concetto dell’olocausto, ovvero del «martirio olocaustico» degli italiani in Istria, la falsificazione delle cifre è un immorale gioco di sciacallaggio politico, primo perché si basa su numeri senza fonti certe, secondo perché usato nel triste gioco di competizione con tutte le vittime dei nazifasciti durante la guerra.

Il tentativo di riabilitazione del pensiero nazifascista non è un problema che riguarda la storiografia accademica ma è un rischio concreto e reale di fascistizzazione della società che in momenti di forte crisi economica - come quella che viviamo - soffia sul fuoco dell'odio e fomenta la guerra tra poveri cercando di porsi come ipotesi falsamente anti-sistema.

I fascisti, di ieri e di oggi, sono e saranno sempre utili solo alla classe dominante difendendola nei suoi momenti di crisi più forte e attaccando i valori e la pratica della Resistenza Antifascista: lotta di classe, solidarietà e internazionalismo, oggi più attuali che mai.

Per questo scendiamo in strada per contrastare in ogni modo la presenza di Casapound in città, inoltre chiediamo pubblicamente che il Comune intervenga negando ogni concessione di spazi pubblici a chi si dichiara fascista e pretende provocatoriamente di manifestare a meno di 50 metri da Piazzale Matteotti, vittima dello squadrismo fascista di Mussolini.

Partigiani ieri partigiani oggi, la resistenza non è finita!

PRESIDIO SABATO 11 FEBBRAIO ORE 18.00

Evento su Facebook
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da Spazio Popolare "MalArlevèt" Pesaro





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-02-2017 alle 08:48 sul giornale del 09 febbraio 2017 - 2441 letture

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