Così finisce un'altra estate

Estate a termine a Pesaro 26/09/2016 - E così l’estate è finita. Sono bastati pochi giorni di quelli giusti, pioggia, vento e tutto il resto, per spazzare via l’ultimo caldo. Già prende quella curiosa nostalgia che viene quando si guarda il mare d’inverno. E magari ripensi al tuo ultimo tuffo. Quando è stato?

Quella volta che abbiamo giocato a pallavolo o quando abbiamo camminato fino a Fano? Non ricordo, ma di sicuro è stato bello. Ci siamo saziati di sole quest’anno e viziati con gelati e pizzette. E adesso, come natura vuole, ricominciamo con giubbotti, calze e scarpe. Cambiano le nostre abitudini come quelle di tutto il pianeta, del resto. Gli alberi si spogliano, la terra diventa dura, il mare s’ingrossa e i pesci si danno il cambio turno. Alici e Sarde, per esempio, fanno spazio a Calamari, Polpi e Seppie. Questi, la sera e la mattina, se volete pescarli, vengono verso riva. L’esca artificiale sfiora il fondale e viene recuperata con millimetrica cura. Al primo accenno di resistenza, un strattone secco zac! e se siete fortunati potete cominciare a imbastire una cenetta tipo cefalopode ripieno o in insalata,

Ecco, il polpo, oltre ad essere gustoso, è un animale di un certo fascino. Dotato di una comprovata intelligenza si mimetizza con micidiale esattezza. Ama i bugigattoli tra le rocce in cui vive da solo. Nonostante l’isolamento gli dia gusto ha tre cuori e uno di questi batte sicuramente per la libertà perché è un escapologo formidabile. Riesce a svitare un barattolo dall’interno. Roba da lasciarti secco. Tutt’altra storia riguarda il Cefalo che con l’escapologia c’ha a che fare poco. Come pesce possiede un fortissimo istinto di sopravvivenza ma che poi applicato… Va be’ mi spiego meglio. È notte. Siete su un peschereccio diciamo di quindici metri. È una lampara e avete da poco calato in tondo la rete a sacco, quindi siete impegnati a recuperare metri e metri di nappa a mano. Alla luce dell’ultima luna centinaia di pesci schizzano a pelo d’acqua cercando convulsamente una via d’uscita. Ed ecco un Cefalo, che prende la rincorsa e salta oltre i galleggianti della rete prendendo il mare aperto. E subito dopo eccone altri cinque, poi dieci. Il pescatore attento allora alza la rete di un metro. I primi Cefali rimbalzano tra le maglie rituffandosi nel sacco. Di colpo nessun altro prova più a saltare, come presi dallo sconforto per l’esito dei loro compagni.

Chi, invece, non si fa sconfiggere facilmente è la Cannocchia che, con le sue chele, spara diretti alla velocità di ventitre metri al secondo. Anche se la cosa più pericolosa, quando sei in mare, è sempre il tempo. Quando ti prendono quelle notti dove ad un certo punto il cielo comincia a saettare. I tuoni ancora non li senti, ma vedi qualcosa come centomila flash e ti rendi conto di quanto sei piccolo. Cambia il vento. Se guardi a prua ti arriva in faccia tutto l’odore del mare. Quello vero dico non quello che senti al porto. Ecco, in quelle notti lì, dove tutto cambia in un istante, ti conviene salpare l’ancora e parecchio in fretta. Se passi tanto tempo su una barca, dopo un po’, ti sembra quasi ferma, cioè compensi, ma adesso l’onda la senti, eccome. E il motore scoppietta e tu vai su e giù. Davanti a te, piccole piccole, vivono le luci della città. Quella riga bianca a pelo d’acqua è il porto. Dietro, una teppa infinita di nuvole ciccione e roboanti. Alla fine, con un po’ di fatica ce la fai, dai volta all’ultima cima, e te ne vai a casa barcollando ubriaco di mare.

E così finisce un’altra notte, un po’ come questa specie di storia, un po’ come ogni cosa, finisce, ma qualcosa poi ritorna, non con la frequenza di un’alba diciamo, a volte bisogna pazientare un po’, come per l’estate, ecco, ma prima o poi, di sicuro, ritorna.





Questo è un articolo pubblicato il 26-09-2016 alle 09:29 sul giornale del 27 settembre 2016 - 3676 letture

In questo articolo si parla di attualità, estate, pesaro, articolo, Oliver Alex Fabbro

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