Intervista a don Giorgio Giorgetti sul film porno e la mancanza di cultura a Pesaro

Valentina Nappi 2' di lettura 05/07/2016 - “Sono convinto che lo sperimentale sarà gremito di persone, che per una curiosità morbosa, vorranno assistere ai 19 minuti di Queen Kong, il film porno, che la Mostra del Nuovo Cinema ha inserito in maniera clandestina, con lo zampino della regista fanese Giuliana Gamba, e qui già vi è una contraddizione nei termini e nei contenuti, in una programmazione, che per il resto è ricca di spunti filmici e culturali, alti come la ripresentazione di Senso di Visconti restaurato o la sezione curata da Adriano Aprà sul Critofilm , il linguaggio per capire il cinema, che attraverso docu film, di vari cineasti, Godard, Rosselini, Antonioni, Visconti, vuole riscoprire l’essenza del significato del cinema’’.

Sono le parole di don Giorgio Giorgetti, parroco di San Cassiano e noto teologo e biblista. “Sappiamo che dietro il film scritto,diretto e prodotto da Monica Stambrini, vi è il vuoto culturale, che purtroppo fa i suoi proseliti anche a Pesaro. Ho letto alcune interviste alla Stambrini, che ha voluto fare il pesce fuor d’acqua. Non si sarebbe mai aspettata che il film che ha come interprete uno porno star molto conosciuta Valentina Nappi, potesse divenire un mezzo capolavoro e rientrare in un indotto commerciale. Ma come si fa parlare di emancipazione della donna con la pornografia.Il rapporto uomo e donna visto nella sua dimensione sessuale viene completamente travolto, rispetto alla lettera pastorale di papa Francesco, sul valore della famiglie e i suoi contenuti. Ho letto anche alcune dichiarazioni della regista, che ha giustificato il progetto Le Ragazze del Porno . Una diffusione regionale del porno. E’ questa la rivoluzione contenutistica del Nuovo Cinema di Pesaro? Ma tutti i dirigenti di questa mostra, che tutti noi difendiamo perché hanno portato a Pesaro nei suoi 52 anni di vita, i migliori registi e attori, teorici e critici ed hanno aperto la strada alla riflessione sulla settima arte, quest’anno hanno fatto flop, perché oltre al film si è aggiunto anche un convegno, sulla pornografia. Pensate che insegnamento potrà dare alle nuove generazioni di studiosi’’. Ma don Giorgio questo flop, come lei lo definisce non è anche un sintomo di distacco delle nuove generazioni, ma anche di molti quarantenni e cinquantenni, al significato culturale in una città ricca di iniziative, ma spesso dispersiva? “Certamente, in questa società consumistica, nonostante la crisi economica che attanaglia un po’ tutti, i giovani e i quarantenni, vivono con superficilalità le loro giornate. E il frutto di questa indifferenza è anche un film come Queen Kong, che per la regista è un modo per avvicinarsi alle paure e per liberare le fantasie. E’ questo un film liberatorio? O il messaggio di Gesù Cristo sempre eterno nei tempi?’’.






Questa è un'intervista pubblicata il 05-07-2016 alle 11:21 sul giornale del 06 luglio 2016 - 7491 letture

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