Colonne rubate dai soldati tedeschi, la vicenda moderna dell'abbazia di S.Tommaso in Foglia

Abbadia San Tommaso 4' di lettura 23/10/2015 - Al mistero e alla storia plurisecolare dell’Abbazia di S.Tommaso in Foglia, si aggiungono microstorie, che si allacciano alla memoria di persone che hanno vissuto le vicissitudini del monumento nazionale, ormai divenuto un cimeglio abbandonato dalle istituzioni e dagli addetti ai lavori.

E’ la storia che per la prima volta racconta, dopo 55 anni, Romano Calzini, abitante di Trasanni, che nel 1960 conobbe il protagonista di una vicenda, che potrebbe far parte di un romanzo gotico o di un film fra storia e fantasy, che lega il passato dell’abbazia ai tragici giorni della seconda guerra mondiale.

“Conobbi, racconta con commozione Romano Calzini ad Apsella, nei primi mesi del 1960, l’ex milite Pierantoni, che durante il periodo fascista, aveva l’incarico da parte del podestà di Pesaro, di controllare la trebbiatura nel territorio di Apsella, Montelabbate. Pierantoni mi raccontò, che nel 1943, vide personalmente un ufficiale tedesco e i suoi soldati della Vermacht, portare via due colonne sicuramente di un edificio sacro e i loro frammenti e metterle in un grande camion. Pierantoni non si rese conto dell’importanza storica del suo racconto, ed anche io li per lì non diedi molta importanza alla vicenda. Ogni tanto mi tornava in mente quella storia, e poi con il trascorrere degli anni, e con la curiosità che ho sempre avuto, ho voluto approfondire la storia dell’Abbazia di San Tommaso in Foglia, e subito e ho compreso che quel furto, di due colonne certamente imponenti e belle architettonicamente, non era casuale e che dietro vi era un riferimento storico ben preciso: la presenza in quella Abbazia della tomba del papa tedesco Clemente II, deceduto nell'Abbazia stessa nell’anno 1047 e, dopo due anni, trasferito nella città di Bamberga, della quale si era riservato il governo episcopale anche dopo la elezione a Sommo Pontefice. Attualmente, l’Abbazia è stata arricchita di pregevoli doni recati da inviati di quel Capitolo Cattedrale.’’

Dunque lei pensa, che l’ufficiale tedesco era a conoscenza di un tesoro storico-archeologico nascosto nell’abbazia o di altro materiale addirittura anteriore, come il tempio pagano? “Certamente, l’ufficiale tedesco era informato della storia di questa abbazia, che fu costruita su un’altra chiesa, delle vestigia romane, del monastero benedettino. Da quel momento ho cercato di ritrovare il tesoro di san Tommaso in Foglia trafugato dai soldati tedeschi e volevo anche cercare di avere un incontro con papa Ratzinger, per raccontargli questa storia e farci ad aiutare ad avere ciò che spettava a quella popolazione, che viveva in una linea di comunicazione che collegava Roma all’esarcato di Ravenna’’.

Si in realtà è una storia affascinante velata anch’essa dal mistero, ma non va dimenticato il ruolo storico di un altro protagonista di questa storia, don Zenaldo Del Vecchio, che ritrovò negli anni Sessanta a Ravenna due pergamene, la papale di Clemente II e la imperiale di Lotario III, in cui veniva ufficializzata la permanenza dei due illustri personaggi nell’abbazia e datava storicamente quell’edificio religioso, che negli anni divenne pericolante, fino a quando, negli anni ’70, don Zenaldo convinse la Sovrintendenza ai Beni Archeologici delle Marche, ad intervenire in un sito, che a suo tempo gli stessi ispettori, definirono di importanza eccezionale.

Una storia che proseguì nell’incuria e abbandono e solo la sensibilità semplice di Glauca Fabbri, la cui famiglia aveva acquistato dal demanio le murate navate laterali della ex chiesa abbaziale, usate come magazzini e porcili, evitò la distruzione e perdita di un sito archeologico di valore inestimabile, visto che l’ignara contadina, donò quello spazio alla parrocchia per il ripristino dello storico edificio. La soprintendenza ai Monumenti di Ancona, ne curò il restauro in termini storici e monumentali. Proprio nel millennio della fondazione, fu inaugurato il restauro dell’abbazia ritornata allo splendore antico (980-1980). Il resto è storia del secolo scorso.

L’Abbadia di San Tommaso in Foglia, fu eretta come chiesa parrocchiale da mons.Luigi Carlo Borromeo, con bolla in data 18 ottobre 1955. Il territorio fu stralciato dalle parrocchie di San Michele Arcangelo in S.Angelo in Lizzola e di San Martino Vescovo in Farneto. Nel 1986 per decreto del Vescovo mons.Gaetano Michetti, la parrocchia di S.Tommaso in Foglia accorpò quella del Farneto. Poi il resto è tutto ciò che possiamo vedere oggi.






Questo è un articolo pubblicato il 23-10-2015 alle 09:11 sul giornale del 24 ottobre 2015 - 1411 letture

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