"Scene da un manicomio" in mostra all'Archivio di Stato di Pesaro

L’Archivio di Stato di Pesaro presenta "Scene da un manicomio" 2' di lettura 19/10/2015 - E’ in corso presso la sala dell’Archivio di Stato di Pesaro, la mostra a cura di Cecilia Casadei e Roberto Domenichini dal titolo "Scene da un manicomio".

La mostra, sponsorizzata dalla Banca Cooperativa di Gradara comprende opere di Lorenzo Amaduzzi, Giovanni Marinelli e Vincenzo Baldini.

Perchè questa mostra, abbiamo chiesto al critico d’arte Cecilia Casadei? “Perché raccontare la storia di alienati, o meglio il loro dramma, la loro provenienza, la divisione all’interno dell’ospedale San Benedetto, secondo l’estrazione sociale, le ragioni legate al loro internamento che,molto spesso nulla avevano a che fare con la malattia mentale e bastava poco per essere internati, ha sempre interessato agli artisti’’’.

Un esempio fra i più significativi è quello del poeta Odoardo Giansanti, detto Pasqualon, che fu internato al San Benedetto per depressione. Mi è venuto subito in mente la frase di Cesare Pavese, titolo di un suo romanzo, la difficoltà del vivere, che oggi in una società di tanti depressi dovrebbe, secondo le leggi psichiatriche di fine Ottocento, dovevano coincidere in un grande ospedale psichiatrico collettivo.

L’importanza di questa mostra, non la prima nel nostro territorio, è che i luoghi silenti, come aveva intitolato l’artista Leonardo Nobili, il San Benedetto, nella mostra del Conventino di Monteciccardo, sono per gli artisti spazi di fascino e di fantasia. Racconti del passato e del presente. Degli umili oggetti che si confondono con uomini e donne che si trasformano in cose, in odori aspri, pareti corrose dall’umidità, dai degradi, dai voli improvvisi dei piccioni, dai corridoi-lager di un passato non troppo lontano.

Un messaggio inquietante che la fotografia di Giovanni Marinelli, ci mostra con un realismo, di vita silente, quella poltrona polverosa con ritratti di personaggi del presente. Poi ci sono “I grumi di lacrime’’ di Lorenzo Amaduzzi, intonachi scoloriti, pietre e colonne scalfite dal tempo. Infine i volti espressionisti, anonimi, che hanno sguardi fissi nel vuoto di Vincenzo Baldini. Una pittura drammatica, legata come un reportage senza tempo, di figure internate nell’ospedale di San Servolo-Venezia.








Questo è un articolo pubblicato il 19-10-2015 alle 09:37 sul giornale del 20 ottobre 2015 - 1589 letture

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