Crisi di vocazioni: precaria la situazione sacerdotale nell’arcidiocesi

Prete, sacerdote 3' di lettura 14/10/2015 - Ad ogni problema bisogna trovare una soluzione. E dopo la morte di don Gino Rossini la situazione sacerdotale nell’arcidiocesi è ancora più precaria. E l’Arcivescovo di Pesaro, mons.Piero Coccia, che da anni lancia messaggi di allarme nelle sue omelie sulle crisi vocazionali, sta trovando queste soluzioni con le Unità Pastorali.

Attualmente sono già otto nell’Arcidiocesi e per Unità pastorali, si intende la fusione di più parrocchie, territorialmente limitrofe. Si era iniziato nel 2011, al termine della Visita Pastorale, con l’accorpamento alla Cattedrale di Pesaro, delle parrocchie di San Giuseppe e Santa Lucia. Ma poi la necessità è divenuta nel tempo sempre più incombente e l’Arcivescovo, di un territorio che comprende 135.000 abitanti (una volta si diceva anime), si ritrova a dover fronteggiare emergenze sempre più forti, proprio ad iniziare dalla presenza del sacerdote nelle realtà parrocchiali.

E’ vero, che spesso mons.Coccia, da ultimo anche nell’intervento al recente Convegno diocesano, ha ribadito il ruolo dei laici preparati nella chiesa, ma di fronte anche alle trasformazioni giornaliere della società pesarese inglobata in una realtà sempre più frammentata, la figura del sacerdote è fondamentale, per le nuove generazioni, che sono il soggetto più debole, i nuovi poveri, le persone anziane e sole.

Ma allora che fare, se la coperta è corta? Iniziamo questo percorso nel territorio arcidiocesano e possiamo, con i dati alla mano, vedere che attualmente vi sono 50 sacerdoti che fanno parte del clero secolare, che sono alle dirette dipendenze dell’Arcivescovo. Di questi 12 sono malati anche gravemente o a riposo presso le loro famiglie o nella casa del clero. Ne rimangono 38 di parroci, di cui circa la metà ad età avanzata.

Come risolvere la guida di 54 parrocchie? E’ vero che a questa situazione di carenza del clero talvolta vengono in aiuto anche i sacerdoti religiosi secolari, cioè i frati francescani minori, che si dividono in cappuccini a San Francesco, conventuali a Villa Fastiggi e minori di San Giovanni, che aiutano l’Arcidiocesi e in particolar modo la Caritas, con i pasti domenicali per i poveri, quando la mensa di via del Teatro è chiusa. Vi sono poi anche i Sacramentini a Soria, i Pallottini a Sant’Agostino che insieme a San Cassiano, hanno creato una unità pastorale, coordinata da don Giorgio Giorgetti, che cercano di affrontare le problematiche del centro storico, in particolare degli anziani spesso abbandonati. Vi sono poi i Servi di Maria, che rappresentano il centro spirituale mariano dell’Arcidiocesi, spesso crocevia anche di furti in chiesa di rom e senza fissa dimora.

Una situazione difficile, che mons.Coccia, che non possiede la bacchetta magica, sta risolvendo con la costituzione di nuove unità pastorali. Da ultimo dell’Unità composta dalle Parrocchie di sant’Ermete Martire di Gabicce Monte e della SS.Trinità in Case Bruciate, che l’Arcivescovo ha affidato, con decreto del 1 ottobre 2015, ai sacerdoti Gualtiero Galanti e Semri Santini.

E presto ha annunciato l’Arcivescovo, vi è l’intenzione di accorpare una nuova Unità Pastorale, fra altre due parrocchie: Santi Vito e Modesto in Mombaroccio e santa Susanna in Villagrande. Un cammino che sarà intrapreso con l’aiuto di don Enrico Giorgini, padre Renato, don Nicolas e del diacono Emilio Pietrelli.

Ma oltre alla necessità dovuta all’invecchiamento dei sacerdoti, le unità pastorali, hanno motivo di esistere, anche per opportunità, ha ripetuto più volte mons,Coccia, perché così si snelliscono le realtà parrocchiali, riunendo realtà più grandi con quelle più piccole, con unici uffici pastorali.






Questo è un articolo pubblicato il 14-10-2015 alle 10:18 sul giornale del 15 ottobre 2015 - 1998 letture

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