Oncologia, partiti nuovi trattamenti mirati sul tumore

Primario Oncologia di Pesaro Giammaria Fiorentini  4' di lettura 01/08/2011 -

Con le tecniche locoregionali per via angiografica sono già stati trattati tre pazienti, il prossimo atteso per i primi di agosto inviato dall’Università di Verona. A settembre i primi interventi nelle Marche sui melanomi agli arti inferiori con la tecnica della perfusione normotermica per via angiografica.



Nuove terapie. Nuovi approcci per aggredire i tumori. Nel reparto di Oncologia di Pesaro degli Ospedali Riuniti Marche Nord insieme al primario, Giammaria Fiorentini, sono arrivate nuove tecniche per curare le neoplasie. Si chiamano trattamenti locoregionali e in sintesi si tratta di una chemioterapia mirata, con farmaci che aggrediscono direttamente il tumore senza andare a colpire le zone sane. E da quando è arrivato il nuovo primario, tre pazienti - uno proveniente da Salerno, uno dall’Emilia Romagna e l’altro da Fermo - sono già stati trattati con queste tecniche locoregionali per combattere neoplasie metastatiche al fegato e al pancreas. E il prossimo paziente arriverà proprio in questi giorni inviato dall’Università di Verona. Un lavoro di squadra che non coinvolge solo l’Oncologia di Pesaro ma pure la Diagnostica per Immagini. “La procedura è concettualmente semplice – spiega Giammaria Fierentini – il paziente viene preparato e portato in sala angiografica dove il dottor Coschiera, primario della Radiologia, e il collega Luca Mulazzani inseriscono un Catetere molto sottile per angiografia selettiva viscerale nel vaso arterioso principale. Poi si inizia la cura dell'organo colpito dal tumore con la somministrazione mirata del farmaco. Una procedura che richiede il monitoraggio continuo della perfusione e della distribuzione del farmaco nell'organo bersaglio attraverso il controllo radiografico. L’obiettivo è orientarsi verso un nuovo trattamento chemioterapico, più mirato e incisivo e con meno effetti collaterali per il resto dell' organismo. Inoltre con le terapie locoregionali non si esclude l’utilizzo delle altre cure tradizionali come la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia endovenosa”.

Ma questo è solo l’inizio. Perché Giammaria Fiorentini ha trovato terreno fertile dentro la struttura pesarese: “Qui tutto il personale medico ed infermieristico è altamente specializzato e motivato, pronto ad accettare il confronto scientifico internazionale nell'interesse dei nostri pazienti – continua il primario -. Con tutti i colleghi dell'Azienda Marche Nord stiamo svolgendo incontri per attivare programmi e metodologie assenti in Regione”. Una di queste riguarda il trattamento dei melanomi agli arti inferiori attraverso la tecnica della perfusione “antiblastica ipertermica e normotermia”: “Abbiamo già programmato un intervento – continua Fiorentini - atteso proprio per settembre. Questo sarebbe il primo caso trattato nelle Marche. La perfusione antiblastica di un arto colpito da recidiva di melanoma è da tempo inserita nelle linee guida internazionali per le evidenze scientifiche che numerosi studi hanno dimostrato. Viene effettuata per via chirurgica negli Istituti Tumori di Roma, Milano, Genova e Padova. A Pesaro sarà effettuata senza intervento chirurgico ma con metodo angioradiologico. Il radiologo posizionerà i cateteri nell'arteria e nella vena femorale. Tali cateteri saranno collegati ad un circuito extracorporeo che permetterà la perfusione con alti dosaggi di farmaci dell'arto colpito dal melanoma. I tempi di recupero da parte del paziente saranno molto brevi, in genere il giorno dopo può camminare. Invece con il metodo chirurgico la degenza e la deambulazione sono maggiormente ritardate”.

Infatti Fiorentini, veterano delle terapie locoregionali, è un esperto delle tecniche di perfusione arteriosa ed endocavitaria, tecniche che ha sviluppato con collaborazioni sia in Italia che all'estero. Il prossimo passo sarà l’acquisizione di una macchina per l’ipertermia capacitiva esterna, “una apparecchiatura – chiude il primario dell’oncologia pesarese – capace di produrre onde elettromagnetiche che attraversano il nostro corpo. Queste onde cedono la loro energia alle lesioni neoplastiche che presentano caratteristiche diverse rispetto ai tessuti sani. La cessione di energia cinetica da parte delle onde elettromagnetiche induce produzione di calore mediante vibrazione molecolare. Si raggiungono così temperature elevate dai 42° ai 45° . Queste temperature non sono tollerate dalle cellule tumorali che regrediscono e mostrano maggiore sensibilità alla chemioterapia. E’ una metodica non invasiva, che può essere associata alla chemioterapia e alla radioterapia per incrementarne l’efficacia”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-08-2011 alle 15:35 sul giornale del 02 agosto 2011 - 2594 letture

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